La sentenza del 5 febbraio scorso della Corte di Giustizia dell'Ue che cancella il diritto di prelazione del promotore nelle procedure di project financing, ha creato seri dubbi sulla realizzazione del futuro ospedale di Carpi. Proprio sul project financing infatti si regge l’operazione per la realizzazione del nosocomio carpigiano, secondo le modalità del partenariato pubblico-privato
'In campagna elettorale come oggi avevamo sottolineato che bisognasse investire comunque sul Ramazzini perché l'operazione del Nuovo Ospedale era utopistica e anche nel caso fosse andata a buon fine richiedeva oltre una decina d'anni, tempo che le condizioni del Ramazzini non reggono - afferma Simone Morelli, referente carpigiano di Azione -. E, soprattutto, non possono aspettare i carpigiani, da 30 anni generosi e costanti nelle donazioni di tempo. Un volontariato esemplare e denaro nei confronti di una struttura obsoleta tenuta in vita dalla professionalità di medici, infermieri, tecnici di livello. Dopo le promesse mancate in questi anni, si sono usate grandi parole e soldi, ma la concretezza di una decisione non la vediamo. Occorre mettere mano al Ramazzini se non vogliamo che a pagare per le inadempienze di una politica insoddisfacente siano i cittadini. La salute è una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a chi sa solo promettere e non mantenere, i carpigiani meritano certezze e sicurezze e da più di 30 anni dimostrano grande generosità: tempo (associazioni di volontariato) e denaro (tante le donazioni dei privati) richiedono serietà e verità da parte delle istituzioni'.
