Non accettiamo di sentire termini come 'evento calamitosi' che spostano l'attenzione (e le possibilità di ottenere rimborsi precisi). L'unico termine che vogliamo sentire è 'rottura dell'argine'. Chiaro, preciso e che da l'idea di quanto le responsabilità di ciò che è avvenuto sia 'umana' e non sovrannaturale'.
Frasi lapidarie quelle del Comitato Cittadino Alluvione di Nonantola che di fronte alla burocrazia asfissiante che accompagna da mesi la gestione delle pratiche per le richieste di risarcimento danni, anche nel momento in cui i soldi sembrerebbero esserci, hanno deciso di organizzarsi promuovendo dall'8 settembre uno sportello per i cittadini in piazza Liberazione. Lo sportello servirà per assistere la popolazione nella compilazione dei moduli per la richiesta di rimborso. Una iniziativa che funge anche come risposta indiretta al sindaco che, a detta del Comitato, avrebbe lamentato la scarsa collaborazione del Comitato stesso. 'Abbiamo sempre voluto accompagnare ed essere accompagnati dalle istituzioni nonantolane e regionali, consci che solo con un lavoro di squadra avremmo ottenuto dei risultati per tutti e tutte. Così non è stato. Forse facciamo le domande sbagliate? Può essere. Sia chiaro però che continueremo a farle'. Il riferimento è alla richiesta di intervento per la messa in sicurezza di un argine che la cronaca ha dimostrato presentare, nel tratto di due chilometri, fragilità strutturali anche prima della rottura del 2020, ma anche nel 2014 e, per 4 volte, con 4 rotte diverse, negli ultimi 60 anni. Un argine che dopo la riparazione della falla e del tratto da circa distrutto dalla rottura del 2020, non sarebbe stato interessato da verifiche strutturali e da lavori per la messa in sicurezza. Insomma nulla capace di prevenirne una ulteriore rottura. Ed è qui che sta il punto su cui il Comitato insiste, anche in termini di responsabilità. Perché quel 20 dicembre non sarebbe stato un evento eccezionale (ricordiamo che la piena, come confermato anche dalla relazione tecnica della commissione regionale, era sotto controllo ed il franco del livello dell'acqua del Panaro in quel punto era di almeno un metro e in condizione di teorica sicurezza), bensì una condizione di debolezza strutturale dell'argine a provocarne la rottura e la fuoriuscita di acqua dalla falla per ore fino alle conseguente disastrose su Nonantola.
'Avremmo diversi aneddoti da raccontare per descrivere il discutibile modo in cui l'amministrazione intende il termine 'collaborare'. Noi però non scriviamo tragedie liriche e non è detto che i protagonisti di questa storia debbano necessariamente recitare mentri presi dal delirio non san più quel che dicono ne quel che fanno' - commenta il Comitato, che conclude. 'Noi da domani saremo in piazza e la porta sarà aperta a tutti e tutte coloro che hanno bisogno, davvero, di noi e di ciò che stiamo facendo'
Nella foto (La Pressa), la rottura dell'argine del Panaro in località Bagazzano



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