Rimangono però parecchie differenze all'interno della regione. Infatti, come sottolinea Legambiente, da un lato sono diversi i Comuni che hanno raggiunto con un anno di anticipo i risultati fissati dalla legge regionale sull'economia circolare (cioè meno di 150 chili di rifiuti per abitante mandati a smaltimento ed il 73% di raccolta differenziata): 130 amministrazioni per circa due milioni di abitanti. Tra le zone virtuose vanno citate l'intera provincia di Parma e Ferrara, seguite da Reggio Emilia. Dall'altro lato alcuni territori non hanno raggiunto gli obiettivi fissati dalla Regione nemmeno a fine 2020. Tra questi la provincia di Ravenna, 'profondamente in ritardo in tutti i Comuni e nel capoluogo'. Situazione che gli era valso l'ottenimento del primato 'Sacco Nero' in occasione dell'ecoforum regionale dello scorso novembre. Proprio in quella sede Legambiente Emilia-Romagna aveva avviato il dibattito sul futuro piano rifiuti, evidenziando che se tutta la regione riuscisse ad ottenere i risultati dei territori più virtuosi in due-tre anni si potrebbero risparmiare altre 300.000 tonnellate di rifiuti altrimenti destinati all'incenerimento, portando così allo spegnimento di altri due impianti.
Uno degli strumenti fondamentali per raggiungere traguardi indicati da Legambiente è senza dubbio la tariffa puntuale, che pero' e' in ritardo. L'applicazione della tariffazione puntuale era prevista entro il 31 dicembre 2020, 'ma ad oggi purtroppo sono solo 90 i Comuni in regola, (27% del totale) per un terzo della popolazione regionale'. Ritardo 'dovuto probabilmente anche alla pandemia ha influito sulle scelte delle amministrazioni locali'.


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