'A Mirandola la prima regola dell’Aimag Club è: non parlare mai di Aimag. Questa amministrazione si è insediata a giugno 2024. Aveva promesso 'controllo pubblico' e 'territori prima di tutto'. Il banco di prova era Aimag. Lo era il progetto di 'rafforzamento della partnership' con Hera. Era un progetto sbagliato in partenza. Lo abbiamo detto in ogni sede pubblica. Bocciato da ogni Corte dei Conti interpellata: 'non conforme all'interesse pubblico'. Una semplice prescrizione: “la necessaria formalizzazione degli strumenti finalizzati, per i Soci pubblici, ad esercitare un’influenza dominante sulla Società”. Una bocciatura del genere, in qualunque amministrazione consapevole, produce due conseguenze. Cambia la guida societaria che ha confezionato il progetto. Riapre la discussione sul futuro dell'azienda. Non è successo. La guida è rimasta. Gli incarichi consulenziali successivi sono tornati agli stessi professionisti già bocciati. Il nuovo Patto di Sindacato lo sta scrivendo la stessa regia, con il rischio è che lo si stia scrivendo peggio del Patto del 2019. Più favorevole al socio privato. Noi consiglieri mirandolesi, quasi 240 giorni dalla prescrizione della Corte dei Conti, non abbiamo ancora ricevuto una bozza pubblica del Patto di Sindacato'. A dirlo è Carlo Bassoli, consigliere comunale Lista PD-Mirandola.
'Manca il Patto e mancano le informazioni sull’andamento economico di Aimag.
Pare, si narra che il 2025 sia stato un anno buono ma la nostra amministrazione si fida perché l’ultimo numero risale a metà 2025. La libertà dell’esercizio del non controllo. Non un bilancio preconsuntivo, non una relazione trimestrale: buio assoluto. Ma, in fondo, cos’altro serve alla cieca fiducia? Verrà l'obiezione. Il PD ha deciso così, ai livelli superiori. Non vale. Chi scrive non si è mai messo in fila quando l'interesse del territorio dice altro. Curioso che lo facciano senza colpo ferire i vannacciani. E i cittadini hanno eletto Sindaci, non delegati. Aimag non è una vacca da mungere né un foglio di Excel. È un'impresa con oltre sessant'anni di storia. Dà lavoro. Crea ricchezza nei territori soci. Può e deve essere strumento per le politiche energetiche e ambientali dei Comuni. Distribuisce dividendi solo dopo avere fatto tutto il resto. Le amministrazioni adesso devono fare una cosa sola. Ripristinare davvero il controllo pubblico. Cambiare la guida che lo ha eroso. Riprendere in mano il Patto, gli indirizzi industriali, la scelta degli advisor. Alla luce del sole. Con i fatti e con le parole. non quelle dei soliti monologhi. Le parole scritte nel patto parasociale per esercitare l’influenza dominante.

