L'appuntmento era importante. Giungere al giorno della solennità dedicata ai Santi Pietro e Paolo, ai quali la chiesa è intitolata, alla riapertura. Con cerimonia officiata dall'Arcivescovo di Modena e Nonantola Erio Castellucci. A lui il compito di guidare la breve processione e di aprire il portone principale della chiesa, percorrendo il corridoio centrale fino all'altare sovrastato nella chiea di Gaiato da un grande e prezioso ciborio realizzato in legno, che insieme al grande organo a canne ristrutturato poco prima dell'evento meteo e protetto durante i lavori, rappresenta un piccolo tesoro di storia.
La celebrazione è iniziata sul sagrato, dove il sindaco Davide Venturelli, la progettista Chiara Pedroni e l’arcivescovo di Modena-Nonantola Erio Castellucci hanno salutato la comunità riunita. Poi, con il pastorale in mano, l’arcivescovo ha guidato una breve processione verso l’ingresso principale della chiesa, accompagnato dal vicario generale don Gazzetti, dal parroco attuale don Antonio Lumare e da don Roberto Montecchi, che aveva avviato e seguito le azioni per l'avvio del progetto da centinaia di migliaia di euro, arrivati grazie alla destinazione di fondi dell'8 per mille, integrati con altri della Fondazione di Modena e da donazioni della comunità parrocchiale oltre che dai proventi delle iniziative che la comunità organizza, tra cui la tradizionale sagra.

La partecipazione è stata straordinaria: la piazza e la chiesa erano gremite. Vecchie e nuove generazioni, parrocchiani di Gaiato e delle frazioni vicine, famiglie che hanno visto nella riapertura della chiesa un segno di continuità e di futuro. A rendere ancora più solenne la liturgia è stato il Coro Santi Pietro e Paolo, nato appositamente per questa occasione e composto da cantori provenienti da diverse parrocchie del Frignano, guidati dall’accolito Franco Lugari, con l’organo del maestro Riccardo Vaccari e gli ottoni diretti dal maestro Luciano Mazzi. 'Hanno preparato questo evento per un anno e mezzo, con impegno e devozione' - ha sottolineato Don Lumare. Il nome scelto non è casuale, ovvero Pietro e Paolo, un omaggio ai patroni della chiesa e un simbolo di unità.
Durante l’omelia, l’arcivescovo Castellucci ha richiamato il significato profondo della festa e della ricostruzione: 'Pietro sa di non essere proprietario ma di essere custode della chiesa; la ricostruzione di questa chiesa custodisce anche simbolo dei valori della comunità che riconosce il Signore e si affida al Signore'. Molti i volti commossi. Elemento sottolineato da Don Lumare: 'i ha molto emozionato la grande partecipazione e il vedere la comunità così coinvolta. La preparazione di questo momento celebrativo ha risvegliato nel cuore di tanti ciò che magari era un pò nascosto. Ho visto occhi lucidi nel pregare, svolgere la liturgia con precisione, e questo mi ha molto sorpreso perché sembra quasi il risveglio del fuoco sotto le ceneri che custodiscono le braci di questa comunità'.

Il discorso di Elisabetta, parrocchiana, ha dato voce al sentimento condiviso della comunità: 'L'intervento di restauro conservativo della chiesa va ben al di là dell'intervento tecnico, ma è un esempio di devozione e di valori condivisi e di custodia dei valori della nostra comunità. Ogni dettaglio restituito alla sua bellezza originale parla di una speranza condivisa.
A ricordare il lungo percorso che ha portato alla giornata di ieri è stato anche don Roberto Montecchi, parroco ai tempi dell’avvio del progetto: 'E' stato un momento bellissimo. Da quel 12 dicembre del 2017 tante cose sono cambiate e all’inizio eravamo un po’ abbattuti. Però c’è una cosa bella che contraddistingue Gaiato: il rimboccarsi le maniche. Davanti a tutte le difficoltà, Gaiato si è sempre rimboccata le maniche. Quando siamo partiti avevamo più dubbi che certezze, ma Gaiato è capace di scavare la montagna per fare la sagra, insomma, è capace di tirar fuori il meglio. E credo che oggi sia venuto fuori il meglio della collaborazione di tutti'.
Il nubifragio del 2017 aveva danneggiato il tetto e reso necessario il lungo intervento di restauro. La progettista e direttore dei lavori architettonici Chiara Pedroni ha spiegato la complessità del lavoro, dal rifacimento del manto di copertura alla rimozione della volta in arellato, fino al recupero dei colori e dei disegni originali degli intonaci attraverso foto storiche e saggi stratigrafici.


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