'Entro subito in argomenti riguardanti le realtà poco sanitarie, spacciate per eccellenze, tese a camuffare la lenta e irreversibile agonia sanitaria del nostro nosocomio. Con tutto il rispetto professionale dei colleghi coinvolti le eccellenze insediate nel Santa Maria Bianca e di riferimento dell’intera provincia sarebbero, stando ai dirigenti aziendali, il centro per le “apnee notturne” seguito da alcuni pneumologi dell’area medica e la “citologia urinaria” sorvegliata da alcuni valenti biologi del laboratorio analisi. Eppure queste parole devono fare i conti con una realtà quotidiana che imporrebbe l’incremento di personale medico, infermieristico e soprattutto più posti letto. Si è annunciato da tempo, ad esempio, prima della campagna elettorale, l’incremento di ben 4 posti letto riservati ai pazienti colpiti da ictus: ebbene quei 4 posti letto sono stati contestualmente sottratti – precisa un medico dirigente sanitario – dal reparto di lungodegenza. Ma vi è di più il nostro ospedale, terminata l’emergenza terremoto, ha certamente ripreso l’attività di prima ma con la “sparizione” di ben 70 posti letto. La verità è che i dirigente Ausl, complice il contesto post sisma, hanno deciso di creare in un unico contenitore, quello del padiglione intitolato al professor “Scarlini”, due aree: quella medica al primo piano e chirurgica al secondo. Ma c’è un indicatore incontestabile, arcinoto agli specialisti che ogni giorno vivono la realtà ospedaliera del Santa Maria Bianca: le incoerenti molteplicità di ricoveri'.
'La settimana passata, nell’area chirurgica, erano ospitati 22 pazienti 17 in appoggio dal reparto di medicina, 4 di pertinenza ortopedica e 1 di chirurgia. Quindi, come i dati alla mano dimostrano, 17 dei 22 posti letto destinati all’area chirurgica erano e sono occupati da pazienti di spettanza alla medicina. Questo dimostra l’importanza di riavere quei 70 posti letto inopinatamente decurtati dopo il sisma 2012 - spiega ancora il medico che mantiene l'anonimato -. Inoltre questa situazione manifesta la volontà tesa ad eliminare e ridurre l’attività chirurgica limitatamente a quella effettuata in day-hospital'.
E, anche per gli operatori, si concentrano ulteriori preoccupazione per il futuro insediamento dell’Osco (ospedale di comunità) e Casa della Salute che dovrebbero essere realizzati esternamente all’ospedale di Mirandola.


