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Contenitori culturali, fiumi di denaro, attori e comprimari

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Il nuovo corso della Baldon infatti si è avviato con la proposta di un pacchetto preconfezionato importato


Contenitori culturali, fiumi di denaro, attori e comprimari
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Grande preoccupazione per il futuro del Polo del Sant’Agostino – Estense. Di conseguenza per il futuro (sospeso da oltre 10 anni ) della nostra città visto l’ennesimo stop al progetto questa volta da parte della Sovrintendenza.

Non si è ancora capito quale rotta si stia seguendo e quale sia il progetto finale. Gli ultimi mesi infatti han visto diverse novità e sono proprio queste alla base dello sconcerto e motivo di grande preoccupazione.

La prima è una intervista della direttrice delle Gallerie Estensi dott.ssa Bagnoli, che annuncia con candore la vicina apertura nella ormai ex sala lettura della biblioteca Estense ,(chiusa dallo scorso anno nel Palazzo dei Musei ), del punto d’accoglienza con un bookstore e sala espositiva. Iniziativa interessante. Fatto sta che ci troveremo ad avere all’ingresso del Palazzo dei Musei ben due reception con bookshop: uno civico e uno statale.

E la sinergia, la collaborazione , il fare rete anche in funzione del contenimento dei costi di gestione? Il personale insufficiente ? E l’essere partner nel progetto del polo doppio culturale? Non è finita, si apprende che grazie a tre assegni di ricerca, inizia la trasformazione digitale dei volumi e la Bagnoli così puntualizza « In questo modo potremo far conoscere in tutto il mondo le nostre ricchezze».

Se in futuro si accederà alle ricchezze della biblioteca Estense attraverso il digitale e la storica sala lettura al primo piano è stata chiusa (motivando la decisione per la scarsità di utenza) a che pro mantenere forzatamente una sala lettura da 500 posti al Sant’Agostino ?

Fiumi di denaro

Scorrendo le novità , ecco l’edificio dell’ex AEM fresco di restauro, che sarà sede del Laboratorio Aperto, per il quale è in scadenza il bando di gara europeo per la selezione del “gestore” degli spazi incluso le varie attività per le quali ci sono 800.

000 mila euro di finanziamento comunitario. Una governance privata quindi, con tutte le incognite del caso. Le linee guida del bando di gara e delle attività previste hanno ; 'l’obiettivo… ……quindi di affrontare il tema del cambiamento nell’ambito museale e aprire nuove esperienze tramite l’utilizzo della tecnologia applicata alla comunicazione del patrimonio culturale italiano e ai servizi per il pubblico, investigando le opportunità provenienti in particolare dal digitale, dalla realtà aumentata, dall’esperienza multimediale.'

Queste attività però , sono le stesse previste per il futuro Polo del S.Agostino. La cosa è sconcertante, ed evidenzia la mancanza di una visione unitaria della politica culturale cittadina ,più volte sottolineata, che porta alla nascita di un costoso doppione ,oltre che a un potenziale avversario. Oltretutto il soggetto, quale la elaborazione delle immagini grazie alle nuove tecnologie, sarà realizzato con l’ausilio del Polo Formativo imperniato sull’ICT ( Information Communication Technlogy) con l’intento di promuovere e sviluppare l’applicazione degli strumenti digitali alle discipline umanistiche con particolare riferimento all’Informatica Umanistica “Digital Humanities”. Questo attraverso attività specialistiche, laboratori innovativi e alla elaborazione digitale delle immagini e quindi anche del patrimonio culturale sia storico che contemporaneo, tema centrale individuato dagli Amici del S.Agostino,ben due anni fa.

Comprimari

Si spiega allora dopo l’ennesimo stop , quel che si è notato lo scorso mercoledì 21 marzo al convegno dal titolo “l’Arte dell’Innovazione”, presso l’AEM dove tra l’altro con una invidiabile disinvoltura ed anche perché alle prese con fotografi e altre persone, i tre partners del S. Agostino – Estense, semplicemente non si siano salutati. C’erano però coloro che da tempo hanno il monopolio dell’entertainement in città col sole e con la pioggia, ai quali non sarà sfuggito il bando per la gestione dell’AEM il cui vincitore è previsto sia proclamato il prossimo il 18 Aprile.

Il convegno è stato deludente: se era un assaggio nella sostanza dell’”energia del futuro” , si è rivelato invero un brutto e rumoroso ready made di un format di televendita, officiato da presentatori simpatici per carità, dalla verve incalzante , ma completamente fuori luogo e contesto che di fatto che hanno solo imbarazzato con il loro pressing gli interventi di vari relatori, alcuni assai interessanti. Il pubblico? Un parterre dei soliti che frequentano gli appuntamenti cittadini, addetti ai lavori fra dirigenti e funzionari comunali: giovani assenti. Guarda caso , lo stesso giorno ha visto invece l’aula magna del Liceo classico Muratori – San Carlo, letteralmente presa d’assalto per la presentazione del progetto “Summer Card “ dedicata al digitale a promozione dello sviluppo tra scienza e tecnologia,che si svolgerà tra l’11 giugno e l’8 luglio. Una nemesi.

Attori

Ulteriore e molto attesa novità, è stato il debutto del nuovo ente la Fondazione Modena Arti Visive- “l’anima del polo Sant’Agostino”, che riunisce la Galleria Civica, il Museo della Figurina e la Fondazione Fotografia del nuovo corso curato dalla neo direttrice Diana Baldon. Passata attraverso una “selezione pubblica” , ha fatto prima un breve passaggio a capo della Fondazione Fotografia, poi velocissimamente lo scorso ottobre è stata nominata a capo del nuovo ente. Vale la pena riproporre le sue prime dichiarazioni pronunciate fresca di nomina “Spero di avviare un dialogo con le realtà culturali della città ; venire a Modena per me è come un rimpatrio e non essere modenese è un valore aggiunto perché avrò la possibilità di guardare le cose dall’esterno e in maniera nuova rispetto al passato; mi stimola l’idea di iniziare un progetto che cresce dal nulla e ha bisogno di una programmazione tout court. So fare la curatrice, so scrivere testi, ma un’esperienza di questo tipo mi mancava”.

E si è visto che le mancava un esperienza di questo tipo. Il nuovo corso infatti si è avviato con la proposta di un pacchetto preconfezionato importato di Ad Reinhardt.

E ‘ molto esplicativo il commento della portavoce dottssa. Rossella Ruggeri di ASA :

A proposito della mostra di Ad Reinhardt.

“E' stata inaugurata la prima mostra generata dalla Fondazione Modena Arti Visive sotto la direzione di Diana Baldon che espone i cosiddetti 'black paintings' dell'autore americano (tele minimaliste realizzate negli anni Sessanta, un aspetto ancora poco studiato del suo lavoro). Si tratta di una mostra di ipernicchia (una fase creativa di nicchia - distante dai successivi indirizzi creativi - nel contesto della produzione di un autore di nicchia) che molto probabilmente riscuoterà ben poco successo. Ma, oltre a ciò, vale la pena di chiedersi se questa scelta, che ha inevitabilmente il carattere di 'biglietto da visita' della nuova, importante istituzione culturale e della nuova direzione, corrisponda alla funzione e al significato attesi. L'attesa prefigurava un'iniziativa che sapesse, attraverso una scelta oculata e pertinente di autore/i, esplicitare il significato della fusione delle tre istituzioni che sono confluite nella Fondazione. Una mostra, quindi, ben radicata nella consapevolezza di questa importante novità nel panorama della cultura modenese. Ciò è mancato per la sostanziale lontananza dal territorio della neo-direttrice che, al di là delle dichiarazioni rilasciate al suo insediamento, non sembra aver dato prova di interesse a conoscere a fondo ed elaborare il senso della neo Fondazione che aveva lei stessa indicato nell'obiettivo <di rafforzarne le identità, nonché tutelare e aumentare la visibilità dei loro patrimoni collezionistici affidatole>.'

Che dire , per essere il direttore del tassello principale e dell’anima del Sant’Agostino, è una singolare partenza. E‘ noto che la dottoressa risieda in Danimarca, che lavora per Modena da Copenaghen. Una domanda però è lecita: vista la natura dell’ente che dirige, dell’entità e della finalità compresi gli obiettivi che si spera di mettere a segno con i progetti in corso non è che la Baldon ed il suo Consiglio di Amministrazione abbiano sottovalutato sia il ruolo che ha il privilegio di ricoprire, sia il peso del progetto che unisce Sant’Agostino, Gallerie Estensi, Galleria Civica? Tanta è la valenza di questo progetto per la città , sia sul piano culturale, che sociale, che per le ricadute economiche che ci si aspetta a fronte di un così ingente investimento: a fronte di questo tantissimo, possiamo permetterci di avere a capo di un istituto strategico come la FMAV , un direttore meno che part time che inframezza una capatina dalle nostre parti con vari e diversi impegni anche di natura privata e curatoriali che ha? Fra il MIT List Visual Art Center di Cambridge/ Massachusetts e quello per il Museion di Bolzano.

Assolutamente no! Anche in rapporto al suo compenso, 70.000mila euro, di cui 50.000mila elargiti dal socio pubblico. Forse un incarico come consulente sarebbe probabilmente più indicato rispetto alle sue disponibilità temporali.

Infine, tanto per non risparmiarci nulla, l’intervista sulla Gazzetta di ieri al Prof.Carbonara, consulente per il progetto culturale del Polo che sottotraccia già indicava la mega notizia appresa questa mattina dalla stampa. In questa la conferma della rinnovata maretta tra sindaco e fondazione, quest’ultima ormai da sola alla plancia di comando ( non si capisce bene se per delega o surroga), visto che il progetto sul piano architettonico può riservare ancora molte sorprese, rispetto a quelle finora note, di cui l’ultima appunto l’essersi scordato nel progetto di restauro delle mura medievali.

Segue poi la posizione del Prof.Carbonara, all’interno dell’advisor board: è compatibile con l’incarico che ha presso il MIBACT come presidente del Comitato Tecnico Scientifico per il Paesaggio oltretutto nominato dal Ministro?

Queste note giusto per condividerle con il consiglio comunale, che presto sarà chiamato a vagliare, valutare ed eventualmente approvare la famosa Variante al Piano Operativo Comunale (POC), Varianti al Piano Strutturale Comunale (PSC) e al Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE). Una azione volta a piegare in nome dell’ interesse pubblico il recupero del S.Agostino, che non sarebbe stata necessaria se non ci si fosse intestarditi a mantenere il progetto della Aulenti ,cassato dal TAR nel novembre 2015 ( con le abolizioni delle Torri) quando bastava semplicemente procedere ex novo con un progetto di riqualificazione di semplice restauro conservativo del comparto, che è quello tra l’altro consentito dalle norme di tutela nel quale rientra per intero il Sant’Agostino. Se si fosse così proceduto oggi saremmo ben oltre.

Franca Giordano


Redazione Pressa
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