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Odessa, Cgil sventola bandiere ucraine dove nel 2014 si materializzò l'orrore

Odessa, Cgil sventola bandiere ucraine dove nel 2014 si materializzò l'orrore

'Foto con bandiere ucraine davanti al luogo dove pochi anni fa tanti loro colleghi (una volta si sarebbe detto compagni) sono rimasti vittime di furia omicida'


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'Sulle pagine social della Cgil abbiamo potuto leggere il resoconto di un’iniziativa denominata Carovana di Pace 'Stop the war now' che ha portato alcuni giorni fa una delegazione del sindacato nella città di Odessa, davanti alla Casa dei Sindacati presso Campo Kulikova. La ricerca della Pace è sempre lodevole, il fatto di lanciare questo genere di appelli condividendolo con uno solo dei belligeranti è coerente con la linea del Sindacato stesso che ha sposato fin dal principio la logica “aggressore-aggredito” ma ci permettiamo di essere alquanto stupiti dal luogo scelto per lanciare questo appello. Non pensiamo infatti che i dirigenti della Cgil siano ignari di quello che successe nel luogo che hanno scelto di fotografare, la Casa del Sindacato, teatro di uno dei massacri più atroci degli ultimi decenni in Europa'. A parlare in questi termini è il Circolo modenese La terra dei padri.



'Il 2 maggio 2014, 3 mesi dopo i moti di Piazza Maidan che provocarono la caduta del governo di Ianukovic,  parecchie centinaia di ultra nazionalisti di estrema destra, provenienti anche dalle città dell’Ucraina occidentale, fecero irruzione nel Campo Kulikova, dove si stava svolgendo un presidio dei sindacati locali e dei partiti di sinistra russofoni, costringendo questi ultimi
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a rifugiarsi dentro  la Casa dei sindacati che venne poi assaltata a colpi di molotov e di armi da fuoco, coloro che si salvarono dalle fiamme vennero finiti a colpi di bastoni e di pietre dai nazionalisti, i morti accertati furono 56 ma si pensa che il numero fosse più alto perché molti corpi risultarono impossibili da identificare. Quella strage venne esaltata da politici e membri del governo di Kiev, in preda ad un’ondata di russofobia che non aveva pietà di nulla e di nessuno. Il compianto Giulietto Chiesa fu il primo a denunciare l’orrenda strage e il clima politico che l’aveva resa possibile, nel nostro piccolo a Modena l’abbiamo ricordata diverse volte durante alcune iniziative di piazza sulla situazione in Ucraina, attraverso la testimonianza di una sopravvissuta al massacro, Olga Ignatieva che ha raccontato anche sulle televisioni nazionali i fatti che ha visto con i suoi occhi, anche con il supporto di materiale fotografico inedito che non lascia spazio a dubbi quanto a ciò che è veramente accaduto il 2 maggio 2014.
Le autorità ucraine, nonostante non manchino video e filmati degli accadimenti, non hanno mai proceduto a nessun arresto nei confronti degli assassini, anzi nei giorni successivi alla strage procedettero a parecchi fermi nei confronti di feriti e scampati al massacro, tutti di parte russofona'.

'Questi fatti non sono stati neppure menzionati dalla Cgil e le foto con le bandiere ucraine davanti al luogo dove pochi anni fa tanti loro colleghi (una volta si sarebbe detto compagni) sono rimasti vittime di una furia omicida tollerata ed avallata dal potere politico di cui il governo ucraino attuale è diretto successore sembrano seguire una logica di “rimozione politica” di queste vicende, sempre nella logica dell’aggredito-aggressore che non tiene minimamente conto degli atti compiuti contro la popolazione russofona e russofila del sud-est ucraino dal 2014 al 2022, di cui la strage di Odessa è l’emblema più tragico. Riteniamo invece che la verità storica e la cronaca dei fatti non debbano mai essere accantonate nel nome di una pretesa realpolitik che lascia davvero l’amaro in bocca'.
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