
'Il 2 maggio 2014, 3 mesi dopo i moti di Piazza Maidan che provocarono la caduta del governo di Ianukovic, parecchie centinaia di ultra nazionalisti di estrema destra, provenienti anche dalle città dell’Ucraina occidentale, fecero irruzione nel Campo Kulikova, dove si stava svolgendo un presidio dei sindacati locali e dei partiti di sinistra russofoni, costringendo questi ultimi a rifugiarsi dentro la Casa dei sindacati che venne poi assaltata a colpi di molotov e di armi da fuoco, coloro che si salvarono dalle fiamme vennero finiti a colpi di bastoni e di pietre dai nazionalisti, i morti accertati furono 56 ma si pensa che il numero fosse più alto perché molti corpi risultarono impossibili da identificare. Quella strage venne esaltata da politici e membri del governo di Kiev, in preda ad un’ondata di russofobia che non aveva pietà di nulla e di nessuno. Il compianto Giulietto Chiesa fu il primo a denunciare l’orrenda strage e il clima politico che l’aveva resa possibile, nel nostro piccolo a Modena l’abbiamo ricordata diverse volte durante alcune iniziative di piazza sulla situazione in Ucraina, attraverso la testimonianza di una sopravvissuta al massacro, Olga Ignatieva che ha raccontato anche sulle televisioni nazionali i fatti che ha visto con i suoi occhi, anche con il supporto di materiale fotografico inedito che non lascia spazio a dubbi quanto a ciò che è veramente accaduto il 2 maggio 2014.
'Questi fatti non sono stati neppure menzionati dalla Cgil e le foto con le bandiere ucraine davanti al luogo dove pochi anni fa tanti loro colleghi (una volta si sarebbe detto compagni) sono rimasti vittime di una furia omicida tollerata ed avallata dal potere politico di cui il governo ucraino attuale è diretto successore sembrano seguire una logica di “rimozione politica” di queste vicende, sempre nella logica dell’aggredito-aggressore che non tiene minimamente conto degli atti compiuti contro la popolazione russofona e russofila del sud-est ucraino dal 2014 al 2022, di cui la strage di Odessa è l’emblema più tragico. Riteniamo invece che la verità storica e la cronaca dei fatti non debbano mai essere accantonate nel nome di una pretesa realpolitik che lascia davvero l’amaro in bocca'.

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