'Come ha ricordato l’assessore alla Salute Massimo Fabi, l’Emilia‑Romagna punta a rafforzare la “presa in carico” territoriale e a garantire l’appropriatezza delle cure. Negli ultimi giorni si è acceso un ampio dibattito sull’accordo tra Ausl di Modena e i Medici di Medicina Generale. Partiamo da un presupposto: l’accordo ha un obiettivo fondamentale, ridurre l’inappropriatezza delle prescrizioni di visite ed esami, cioè quegli accertamenti che non incidono sul percorso clinico del paziente. L’inappropriatezza allunga le liste d’attesa, sottrae posti ai pazienti che ne hanno realmente bisogno e spinge i cittadini a pagare di tasca propria, rinunciando alle cure e favorendo la sanità privata e le assicurazioni. Da difensori della sanità pubblica e universale, è quindi positivo che azienda sanitaria e medici di medicina generale si siano confrontati su questo tema Il problema, come già sottolineato, è il metodo. Il meccanismo previsto – pur non essendo nuovo nella sanità pubblica – appare eccessivamente legato al numero di prescrizioni del singolo medico e non a obiettivi clinici, intermedi o di esito'. A parlare è il consigliere regionale Avs Paolo Trande che prende le distanze dall'assessore regionale della sua maggioranza, Massimo Fabi.
'Esistono invece altri sistemi incentivanti, anche economici, che possono coinvolgere efficacemente i professionisti sanitari
senza creare sospetti o accuse infondate (abbiamo letto in questi giorni di lezioni morali da parte di alcune forze politiche 'amiche' della sanità privata, francamente improbabili e irricevibili) - afferma Trande -. Il vero strumento di garanzia resta il protocollo o la linea guida clinica, costruita in modo condiviso tra medici specialisti, medici di medicina generale, dirigenti sanitari, infermieri, tecnici e, quando possibile, rappresentanti dei cittadini o dei pazienti. In questo modo i professionisti hanno indicazioni solide, anche dal punto di vista medico-legale, basate sulle migliori evidenze scientifiche, e i pazienti la certezza che ogni decisione sia presa “secondo scienza e coscienza”. È una strada più complessa, ma che permette di conciliare buona spesa e salute pubblica, eliminando accuse ingiuste di comportamenti prescrittivi legati a bonus economici. In definitiva, torniamo a una discussione 'di senso', abbandonando toni scandalistici: l’appropriatezza prescrittiva su base clinica, ottenuta con protocolli condivisi, garantisce qualità, sicurezza, equità e difende la sanità pubblica dall’avanzata della privatizzazione'.


