'A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime, cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 chilometri orari non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa'. Non lascia dunque spazio ad interpretazioni la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che cancella uno dei provvedimenti-bandiera del Comune di Bologna, Città 30, che, tra le proteste dei tassisti e le lamentele di molti cittadini, ha ridotto il limite di velocità nel 70% delle strade cittadine. Il Tribunale riconosce 'la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana'.
Insomma, il punto è che Palazzo D’Accursio ha esteso il nuovo limite di velocità a molte strade cittadine senza motivare la scelta strada per strada, ma escludendo solo quelle a grande scorrimento, che è poi la critica avanzata fin dall’inizio dai contrari alla delibera. Il potere esercitato dal Comune 'non può, nel caso di specie, ritenersi anche proporzionato, completo ed organico, avendo, di fatto, portato all’estensione di un generalizzato limite di velocità di 30 chilometri al 64% della rete stradale urbana, laddove ciò avrebbe dovuto avvenire limitatamente a specifiche strade, puntualmente individuate, interessate da condizioni di traffico o dalle altre condizioni e caratteristiche indicate nella direttiva numero 777 del 2006, tali da giustificare l’adozione della misura restrittiva', spiega il Tar.
'Il risultato è dunque, un Piano particolareggiato in cui è stato individuato il perimetro della ‘Città 30’ e al suo interno le strade soggette al limite ordinario di 50 chilometri orari o superiore (in ragione della loro classificazione funzionale e delle caratteristiche geometriche delle sezioni stradali), con conseguente assoggettamento al limite di 30 chilometri orari di tutte le altre strade, così in concreto ribaltando la regola generale prevista dal codice della strada - certifica il giudice -.
Esulta Fratelli d’Italia a Bologna. 'Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il Piano ‘Bologna Città 30’ e tutte le ordinanze attuative accogliendo il ricorso di Fratelli d’Italia', annuncia l’europarlamentare meloniano Stefano Cavedagna, tra i primi promotori del ricorso assieme ad alcuni tassisti. 'L’annullamento è una sconfitta politica netta per il sindaco del Pd, Matteo Lepore, che ha imposto ai bolognesi una scelta ideologica violando il Codice della strada', attacca Cavedagna. 'Lo avevamo detto chiaramente: non si possono imporre i 30 chilometri orari in modo generalizzato per tutta la città. La legge è chiara: i limiti sotto i 50 chilometri orari vanno motivati strada per strada, con dati e istruttorie serie. In pratica, la Città 30 è contro legge', sostiene.'La sentenza del Tar conferma che Lepore ha forzato l’articolo 142 del codice della strada, solo per motivi ideologici. Questa non è sicurezza, è pura propaganda che mette in difficoltà cittadini e imprese. E tutti i soldi dei cittadini che il Comune ha speso per la Città 30? Bologna non è un laboratorio ideologico della sinistra e non è il feudo della giunta Lepore, è una città libera e noi saremo sempre a sostegno dei cittadini perbene', conclude Cavedagna.
'Il Tar ha accolto i ricorsi annullando le ordinanze, rimarcando l’illegittimità dell’azione del Comune che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici', sottolinea il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami.
'Confermiamo tutta la disponibilità ad affrontare il tema della sicurezza stradale anche in ambito urbano in piena collaborazione con le istituzioni interessate, come ho detto fin dal primo momento quando ancora ricoprivo l’incarico di vice ministro ai trasporti. Questo, tuttavia, non può essere fatto con operazioni propagandistiche illegittime e fuorvianti che non hanno come obiettivo quello di risolvere, ma di fare demagogia a spese dei cittadini - affonda il deputato bolognese -. Dispiace che i giudici amministrativi abbiano impiegato due anni per accogliere un ricorso la cui fondatezza era evidente', aggiunge.
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