Improvvisamente il sereno! Fino a ieri, con la presenza al Governo della Lega e di Salvini, eravamo brutti, sporchi e cattivi ed oggi siamo belli, buoni e addirittura profumati. Incominciamo da Mattarella. Mentre nasce il governo “Conte 2” e prende corpo la nuova Commissione europea, a Cernobbio il Presidente della Repubblica dichiara che occorre rivedere il “Patto di Stabilità” per entrare «in una nuova fase», rilanciare «investimenti, infrastrutture, reti, innovazione, educazione, ricerca». Immediato arriva il sostegno da parte del ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire che afferma, rivolgendosi a Mattarella: «La sua proposta è molto vicina alla mia... e vanno fatti passi avanti per una fiscalità europea, che affronti il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali». Si apre quindi un dialogo dove la speranza del Presidente della Repubblica è quella che l’Europa conceda all’Italia di poter aumentare il deficit pubblico. In Governo “Conte 1” tentò d’imporre un disavanzo al 2,4 ma non ebbe successo. Oggi, per centrare l’obiettivo richiesto del 2.0 occorrerebbe una manovra da quindici miliardi di euro, secondo i calcoli dell'osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica.
Aiuto! L’economista Gianpaolo Galli ha commentato che: «Se l’Unione Europea dovesse concedere un deficit sopra il due per cento, per Roberto Gualtieri la strada sarebbe in discesa».
Washington dichiara il suo benestare a favore del nuovo esecutivo e conferma quel tweet scritto da Donald Trump a favore di Conte. La Lega strizzava l’occhio a Putin, nell’eterno duello tra le due superpotenze, ed ora siamo tornati a casa. Dopo essere diventati “belli”, adesso siamo pure “buoni”. Torniamo al Forum di Cernobbio, per vedere se ci inaffiano anche di profumo. Imprenditori e manager si dichiarano speranzosi e Mario Monti, visibilmente soddisfatto, sentenzia che «è l’ora del ritorno dell’Italia in Europa. Era diventata il cavallo di Troia delle forze anti-europee».
S’aggiunge al corretto degli elogi e delle pacche sulle spalle il premier greco Alexis Tsipras che sogna in Europa un fronte progressista con l’Italia tra i protagonisti.
Il sospetto, che in parte sia così, esiste, come è pur vero che sparandole grosse puoi far crescere i consensi, ma non risolvi nulla. L’artefice dell’Italia unita è stata la diplomazia e l’astuzia di Cavour, anche se il garibaldino «O si fa l’Italia o si muore» sicuramente continua ad affascinare e senza l’eroismo delle camice rosse saremmo ancora divisi. Nei prossimi mesi, verificheremo se abbiamo ricevuto il plauso di tutti per essere tornati ubbidienti nella riserva indiana (dando ragione a Salvini) o se riusciamo a portare a casa qualche risultato con diplomazia e astuzia.
Massimo Carpegna



