La campagna prima approvata, poi oscurata
Il caso riguarda circa 100 manifesti affissi regolarmente in città (ovvero ai sensi del regolamento e del codice di autodisciplina in vigore ed applicato nel comune di Modena), la cui campagna criticava la diffusione della cosiddetta ideologia gender nelle scuole. Un tema delicato, ma che aveva superato il vaglio del comitato preposto del Comune, ricevendo inizialmente l’approvazione per l’affissione. Tuttavia, a pochi giorni dalla scadenza naturale della campagna, il sindaco e la giunta hanno annunciato prima in consiglio comunale l'intenzione di modificare il regolamento per vietare in futuro affissioni simili, poi ordinato la rimozione immediata dei manifesti, generando un intervento straordinario – e una spesa pubblica (dovuta sia all'opera di cancellazione di 100 manifesti affissi in città sia alla restituzione ai promotori delle somme già pagate per l'intera durata della campagna di affissione), per cancellarli con effetto anticipato.Un utente, che tra l'altro conosciamo come affermato collega giornalista, ha chiesto, commentando il post del sindaco con il quale rivendicava l'atto, quali fossero i riferimenti normativi dell’oscuramento, trattandosi di un atto che revocava di fatto quanto già validato da una procedura amministrativa interna al Comune.
La risposta del sindaco, però, non entra nel merito della legittimità regolamentare e di tali riferimenti, anzi. Giustifica la risposta non di merito con il presunto primato di una scelta politica.
Il paradosso amministrativo
La vicenda ha dell'incredibile se si considera che la stessa amministrazione aveva autorizzato i manifesti, ritenendoli di fatti conformi al regolamento vigente. Tanto che la campagna È iniziata e si sarebbe conclusa il 12 luglio in maniera naturale. Solo successivamente, in consiglio comunale, in risposta all'interrogazione firmata dal consigliere PD Alberto Bignardi, l’assessore competente ha anticipato l’intenzione di modificare il regolamento per introdurre criteri più restrittivi contro questo tipo di campagne. In altre parole: si è usato un criterio politico futuro per applicare una censura presente, basata su regole che ancora non sono entrate in vigore.Nel frattempo, il Comune ha scelto di agire d'urgenza – e in spesa – per eliminare manifesti regolarmente affissi, sulla base di un indirizzo politico che ancora non è stato declinato in atto amministrativo.
Eppure su questo il sindaco è perentorio: 'Rivendico un atto politico e rimuovo i manifesti'. La risposta del sindaco non lascia margini: non intende entrare nel merito tecnico, né fornire riferimenti giuridici.
Gi.Ga.



