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Campagna oscurata dal Comune, il sindaco dichiara: 'E' un atto politico che rivendico'

Campagna oscurata dal Comune, il sindaco dichiara: 'E' un atto politico che rivendico'

Sul suo profilo social pubblico, da sindaco, in risposta a chi gli chiede di citare la norma o il regolamento di riferimento. 'Norme? Codice? Rivendico l'atto politico'. Poi paragona la campagna al Mein Kampf di Hitler


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'Le norme? Il codice? A parte che ti è stata offerta ampia documentazione sulla base della quale altri sindaci hanno proceduto come il sottoscritto e la mia giunta, ti rispondo semplicemente: sì, il mio è un atto politico, in scienza e coscienza, e lo rivendico come tale. Se fossi stato Borgomastro di Monaco nel 1925 avrei fatto ritirare da tutte le librerie del mio Comune il Mein Kampf. Avrei sicuramente trovato un (nome e cognome), che avrebbe protestato in nome della libertà di pensiero, ma la storia mi avrebbe poi dato ragione'. Con queste parole il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha risposto pubblicamente a chi – tra cui un noto giornalista – gli chiedeva quale norma o codice avesse invocato per ordinare l’oscuramento di una campagna di affissione già approvata dallo stesso Comune. Nessun riferimento tecnico, nessuna citazione normativa. Solo una netta presa di posizione politica. Una “scelta di coscienza”, come lui stesso l’ha definita.

La campagna prima approvata, poi oscurata

Il caso riguarda circa 100 manifesti affissi regolarmente in città (ovvero ai sensi del regolamento e del codice di autodisciplina in vigore ed applicato nel comune di Modena), la cui campagna criticava la diffusione della cosiddetta ideologia gender nelle scuole.
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Un tema delicato, ma che aveva superato il vaglio del comitato preposto del Comune, ricevendo inizialmente l’approvazione per l’affissione. Tuttavia, a pochi giorni dalla scadenza naturale della campagna, il sindaco e la giunta hanno annunciato prima in consiglio comunale l'intenzione di modificare il regolamento per vietare in futuro affissioni simili, poi ordinato la rimozione immediata dei manifesti, generando un intervento straordinario – e una spesa pubblica (dovuta sia all'opera di cancellazione di 100 manifesti affissi in città sia alla restituzione ai promotori delle somme già pagate per l'intera durata della campagna di affissione), per cancellarli con effetto anticipato.
Un utente, che tra l'altro conosciamo come affermato collega giornalista, ha chiesto, commentando il post del sindaco con il quale rivendicava l'atto, quali fossero i riferimenti normativi dell’oscuramento, trattandosi di un atto che revocava di fatto quanto già validato da una procedura amministrativa interna al Comune.
La risposta del sindaco, però, non entra nel merito della legittimità regolamentare e di tali riferimenti, anzi. Giustifica la risposta non di merito con il presunto primato di una scelta politica.
Nessun riferimento a codici comunali, leggi statali o regolamenti pubblicitari (che a onor del vero erano stati richiamati dall'assessore Camporota nella risposta fornita in Consiglio Comunale), ma solo un'affermazione politica forte, accompagnata da un paragone storico controverso (il libro testimonianza di Hitler), quasi ad intendere, e a fare intendere, che la responsabilità politica debba e possa in alcuni casi, ritenuti evidentemente estremi, prevalere sulla lettura delle regole.

Il paradosso amministrativo

La vicenda ha dell'incredibile se si considera che la stessa amministrazione aveva autorizzato i manifesti, ritenendoli di fatti conformi al regolamento vigente. Tanto che la campagna È iniziata e si sarebbe conclusa il 12 luglio in maniera naturale. Solo successivamente, in consiglio comunale, in risposta all'interrogazione firmata dal consigliere PD Alberto Bignardi, l’assessore competente ha anticipato l’intenzione di modificare il regolamento per introdurre criteri più restrittivi contro questo tipo di campagne. In altre parole: si è usato un criterio politico futuro per applicare una censura presente, basata su regole che ancora non sono entrate in vigore.
Nel frattempo, il Comune ha scelto di agire d'urgenza – e in spesa – per eliminare manifesti regolarmente affissi, sulla base di un indirizzo politico che ancora non è stato declinato in atto amministrativo.
Eppure su questo il sindaco è perentorio: 'Rivendico un atto politico e rimuovo i manifesti'. La risposta del sindaco non lascia margini: non intende entrare nel merito tecnico, né fornire riferimenti giuridici.
Ma proprio questo diventa il punto critico. Perché governare 'in scienza e coscienza', come lui dichiara letteralmente, non dovrebbe significare sospendere norme vigenti o sostituirle con opinioni personali, soprattutto se nel frattempo si continua a far valere quegli stessi regolamenti per giudicare iniziative altrui.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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