'Su Modena in particolare il fabbisogno discusso in ambito prefettizio in un recente incontro era di 24 unità per la sola provincia modenese, ma chissà come mai è poi uscito un bando con soli 25 posti per 3 province aumentato poi a 35 nel solo ambito Bologna Modena Ferrara che vede oltre 135 medici ancora da interpellare per accedere alla formazione essendo il tasso di partecipazione elevatissimo. Riuscimmo a convincere solo dal 2022 la Regione Emilia-Romagna a rimuovere alcune assurde incompatibilità con la frequenza al corso, incompatibilità che erano state arbitrariamente inserite senza alcuno specifico riferimento normativo nazionale. Quell’ennesimo balzello aveva fortemente limitato la partecipazione, una volta rimosso sono state molte centinaia i medici che hanno partecipato. Bene, nel 2023 in Regione Emilia Romagna nessuna Ausk Emiliano-Romagnola, nonostante i palesi fabbisogni, ha bandito corsi nonostante i numerosi solleciti, ma d’altro canto come si sarebbero potute chiudere automediche se poi si fossero trovati medici dell’emergenza per coprirle? Nel 2024 a fronte di un fabbisogno gigantesco si è preteso di contingentare a 25 posti ogni 3 province, con tre edizioni in Regione. Quale era il motivo di cotanto contingentamento? Perché poi questo perdurante sovracontrollo Regionale testimoniato anche dalla DG dell’AUSL di Reggio Emilia nel confronto pubblico avvenuto a Correggio pochi mesi fa? A pensar male si fa peccato ma - come qualcuno ebbe a dire- a volte ci si azzecca. Viene allora da chiedersi se non vi fosse sin da allora quella volontà di perseguire quella demecalizzazione del sistema territoriale 118 che oggi ci viene servita come inevitabile per via della “carenza medici”, si, quelli che non si sono formati…. Infatti vien da chiedersi: se si fossero rispettate quelle regole previste dagli ACN e dal DPR 270/2000 riguardo la formazione, poi forse i dottori ci sarebbero stati, e allora come si sarebbero potute tagliare le automediche 118?
'Rimaniamo attoniti nel leggere le dichiarazioni di riscontro sul tema da parte della consigliera regionale Palma Costi: non entrando nel merito della querelle tra fazioni politiche, ricordiamo tuttavia per completezza alla consigliera che questa organizzazione sindacale ha fin dal 2011 proposto numerose soluzioni, tutte immediatamente applicabili in quanto opzioni che la normativa nazionale ha permesso alle regioni di agire, ma che l’amministrazione regionale dell’assessorato non ha voluto scegliere. Tra queste, per esempio, l’attivazione (mancata) dell’articolo 12 del DM Salute 2006 che avrebbe evitato che, per esempio, che diverse decine di medici di pronto soccorso si dovessero dimettere per frequentare il corso di formazione specifica in medicina generale, oppure il bandire gli incarichi di specialistica ambulatoriale medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza anch’essi previsti da sempre nella normativa, tutto questo oltre ovviamente al banale rispetto delle norme per l’organizzazione dei corsi per medici di emergenza territoriale, sistematicamente disattese, con i risultati che oggi molti territori vivono sulla propria pelle.



