'Signor sindaco, signora presidente del Consiglio Comunale, siamo rimasti colpiti, come crediamo anche voi, dal pesantissimo esito del processo Aemilia contro la criminalità organizzata che opera nel nostro territorio: 1223 anni di condanna a 120 dei 148 imputati! Per capirci si è trattato di un maxiprocesso che è stato, per dimensioni e condanne, secondo solo a quello di Palermo nel 1986'. Inizia così la lettera aperta firmata da Volta Pagina Modena e indirizzata a Muzzarelli e alla Maletti.
'Non si tratta di un processo che ha coinvolto solo un manipolo di mafiosi calabresi che vivono fra noi ma ha investito, in modo diretto, tanti modenesi ed emiliani, persone della porta accanto. Sono stati condannati, infatti, giornalisti, imprenditori, amministratori, professionisti, servitori dello stato, tecnici. Un numero record non solo di condanne ma anche di beni sequestrati e di pene che deve farci comprendere come, dopo anni di colpevole sottovalutazione anche delle stesse istituzioni, è ormai evidente che tutta l’Emilia è terra di ‘ndrangheta e chissà di quante altre organizzazioni malavitose. Una sola e triste certezza, siamo terra di criminalità organizzata - continua Volta Pagina -. Di fronte a questa avvilente constatazione del contagio che ci attendevamo ma non con queste dimensioni, non
'I tipici metodi criminali, che siamo abituati a vedere nei peggiori film di malavita, si sono profondamente infiltrati prima nella nostra economia, resa ancor più permeabile da anni di crisi, poi dall’economia alla società il passo è stato breve, immediato. Eppure la Magistratura modenese ci aveva avvertito senza mezzi termini del pericolo. Nel 2009, l’ex Procuratore della Repubblica di Modena, Vito Zincani dichiarò ad un giornale locale: «Se per magia avessi il potere di sradicare il crimine dalla città, mi caccereste perché l’avrei rovinata». Ancora qualche anno fa, il giornalista Giovanni Tizian ci ammoniva che noi non avevamo le “lenti giuste” per capire e fronteggiare il fenomeno mafioso - continua Volta Pagina -.
'Nel giorno della sentenza abbiamo visto a Reggio tante fasce tricolori di sindaci ed amministratori e ci avrebbe fatto piacere fosse presente anche un rappresentante istituzionale della nostra città, anche se questo non era necessario. Tre anni fa conferimmo la cittadinanza onoraria ad Antonino Di Matteo, giudice antimafia, simbolo dell’Italia che si rende conto e reagisce facendo prevalere la legalità. Ora bisogna continuare con quello spirito, è necessario che il Comune di Modena faccia sentire con forza la propria presenza sul tema, informi la cittadinanza del pericolo. Chiediamo, quindi, di volere dedicare almeno una seduta del Consiglio Comunale alla discussione e all’approfondimento di questo grave fenomeno criminale che pervade la nostra città e le nostre terre.



