'Nessun tentativo di addossare responsabilità di quanto successo al personale sanitario che opera in prima linea e che si trova spesso a far fronte a emergenze gravissime: immagino tuttavia che proprio la chiusura del punto nascita del Sant’Anna e i protocolli per deviare a Reggio Emilia l’assistenza al parto, siano non solo una grossa stortura per gli operatori e gli assistiti, generando imbarazzo nelle scelte operative e deontologiche, ma anche e soprattutto un grosso rischio per la sicurezza delle mamme e dei bambini - . Il rischio che corrono ogni giorno le madri del nostro Appennino modenese, dopo la chiusura del reparto nascita di Pavullo, così come quelle della bassa, con la soppressione del punto nascita di Mirandola: non posso quindi che accogliere con favore il parere positivo della Commissione Affari Sociali della Camera sulla risoluzione di Fratelli d’Italia volta a riconsiderare le chiusure e non subordinarle al solo aspetto economico, dato dal numero minimo di parti annui.
Grazie all’atto presentato, si è chiesto al Governo di “valutare nuovi protocolli di sicurezza volti a garantire elevati standard operativi, tecnologici e di sicurezza dei punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui”. Al Governo è stato altresì richiesto di considerare tra i criteri idonei per l'attivazione o il mantenimento di un punto nascita la posizione geografica, con particolare riguardo alle zone disagiate e di attivarsi affinché le sale parto siano attrezzate con personale adeguato, sia in termini professionali sia numerici, e informato sulle procedure assistenziali, farmacologiche e non, di gestione del dolore in travaglio di parto'.
'La risoluzione approvata costituisce un primo significativo passo, che sollecita le Regioni e quindi l’Emilia-Romagna, ad attivarsi per la riapertura dei punti nascita e per il mantenimento di quelli a rischio, sulla base di nuovi parametri: idee finora rimaste slot elettorali e promesse mai mantenute' -chiude Michele Barcaiuolo.



