'Non solo gli obiettivi non si stanno raggiungendo - attacca Corrado Oddi, uno dei coordinatori della Rete, parlando alla Dire - ma le politiche ambientali in queste due anni sono addirittura peggiorate, regredite'. Ad esempio, cita Oddi, 'siamo ancora lontani dal 100% di fonti rinnovabili ed entro il 2035 non lo raggiungeremo'. Gli ambientalisti puntano il dito contro il rigassificatore di Ravenna e le estrazioni nell'Adriatico. 'Significa puntare ancora sulle fonti fossili', sottolinea Oddi. Allo stesso modo, si prosegue 'imperterriti a costruire nuove autostrade - affermano gli attivisti - si continua con la privatizzazione dei beni pubblici e dell'acqua e addirittura nel nuovo Piano rifiuti regionale si prevede al 2027 un aumento della produzione pro-capite, oltre a essere ben lontani dagli obiettivi di riuso e riciclo'. Già due anni fa la Rete emergenza climatica fu l'unico soggetto a non firmare il Patto per il lavoro e per il clima con la Regione. E ancora oggi il giudizio resta 'fortemente negativo nei confronti delle politiche del presidente Stefano Bonaccini e della vicepresidente Elly Schlein. Se poi nel frattempo qualcuno è uscito dalla Giunta - sottolinea Oddi, riferendosi all'elezione in Parlamento proprio di Schlein - il nostro giudizio critico rimane'.
Secondo la Rete emergenza climatica e ambientale dell'Emilia-Romagna, 'occorre una svolta vera, bisogna mettere in discussione il modello produttivo e sociale di sviluppo. A Bonaccini l'abbiamo già detto in tutte le salse. Serve un nuovo modello di consumo, dove il risparmio delle risorse è la priorità e non la crescita a tutti i costi. Serve maggiore sobrietà- sostiene Oddi- non si possono chiedere solo comportamenti individuali alle persone, colpevolizzandole, e poi continuare a produrre e consumare come prima. E' necessario un cambiamento di sistema'. Per questo, gli ambientalisti hanno depositato quattro progetti di legge popolare in Regione su acqua, rifiuti, energia e consumo di suolo (su cui hanno raccolto 7.000 firme), che sono già state affidate alle commissioni competenti. 'L'iter inizia adesso e vorremmo incontrare i partiti - manda a dire Oddi - ma serve anche una mobilitazione sociale diffusa, perchè una semplice discussione d'aula non può dare risposte a questi temi.
Deve partire un dibattito che coinvolga tutta la comunità regionale e la politica deve rispondere.



