'In questo disegno, il Partito Democratico modenese e provinciale porta la responsabilità maggiore. Sono stati loro a spingere con insistenza per un’operazione che oggi viene bollata come illegittima, distorta e in piena deviazione rispetto al Testo unico sulle partecipate. Hanno provato a venderla come una scelta di modernità, come un “rafforzamento delle partnership”, quando in realtà non è stato nemmeno valutato un partner alternativo a Hera: la partita era già decisa, scritta nei corridoi del potere, non nelle assemblee dei cittadini'.
'A questo si aggiunge il silenzio assordante, e peggio ancora imbarazzato, di una parte del centrodestra. Un silenzio che sa di complicità o, nel migliore dei casi, di vigliaccheria politica. Perché quando si tratta di difendere i cittadini da una privatizzazione mascherata, stare zitti significa schierarsi con chi toglie sovranità al pubblico e la consegna alle logiche di profitto. Chi ha appoggiato questo disegno oggi dovrebbe chiedere scusa, perché la Corte dei Conti ha sancito con nettezza quello che tanti cittadini, comitati e amministratori critici avevano già denunciato: si stava tentando di togliere di mano ai comuni un patrimonio pubblico costruito in decenni, per trasformarlo nell’ennesimo bancomat di Hera - chiude Rinaldi -. Il risultato è che il Pd provinciale ne esce a pezzi, screditato e delegittimato, e con esso quella parte del ceto politico che ha preferito chinare la testa piuttosto che difendere la propria comunità. E non basteranno ora i comunicati di circostanza per nascondere la verità: hanno provato a consegnare l’acqua, la nostra acqua, a un privato. E sono stati fermati'.



