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Costellazioni, il grido dei residenti: 'Qui anche i minori a rischio ogni giorno'

Costellazioni, il grido dei residenti: 'Qui anche i minori a rischio ogni giorno'
Costellazioni, il grido dei residenti: 'Qui anche i minori a rischio ogni giorno'

Dal presidio organizzato dal comitato Modena merita di più, testimonianze di chi vive negli alloggi presi in affitto dal Comune: 'Situazione fuori controllo, tra risse quotidiane, spacciatori e degrado. Trasferite noi anziché i richiedenti asilo'. Il referente del Comitato Villaggio Zeta è il solo ad incontrare il referente de l'Angolo: 'Accordo per un incontro allargato. Dobbiamo superare insieme le criticità'

Dal presidio organizzato dal comitato Modena merita di più, testimonianze di chi vive negli alloggi presi in affitto dal Comune: 'Situazione fuori controllo, tra risse quotidiane, spacciatori e degrado. Trasferite noi anziché i richiedenti asilo'. Il referente del Comitato Villaggio Zeta è il solo ad incontrare il referente de l'Angolo: 'Accordo per un incontro allargato. Dobbiamo superare insieme le criticità'


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Il presidio convocato dal comitato “Modena merita di più” dalle ore 19, davanti al residence Costellazioni, si apre con un fatto inatteso. Non solo attivisti del Comitato e cittadini, circa 150, ma anche tante persone, soprattutto donne, madri, giovani, anche minori, con i loro fratelli e genitori, che abitano da mesi o da anni negli alloggi che che il Comune ha in affitto dalla cooperativa l'Angolo, ora proprietaria dell'intero stabile da 15 piani, che gestisce da anni, ancora prima di acquisire l'edificio, per l'accoglienza, 350 stranieri richiedenti asilo, e solo da qualche giorno ridotti a 160. Persone, quelle negli alloggi affittate dal comune, che condividono spazi comuni con i 160 stranieri richiedenti asilo che vivono nella struttura. Vincono la paura di parlare e denunciare, convinte che parlare male della struttura, della gestione da parte della cooperativa e degli spazi dati dal Comune, significhi rischiare di essere allontanate. Sono soprattutto donne, madri con minori quelle che parlano se non al microfono, direttamente con noi. “Altri che avevano denunciato sono stati cacciati da qua”, dice una di loro. Questa volta, però, entrano nel gruppo dei partecipanti al presidio. Alcuni di loro declino di parlare, al microfono, spontaneamente. Altri con noi, direttamente.
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Le loro testimonianze sono impressionanti. Parlano di monolocali da 1000 euro al mese dove vivono anche 7 persone, con bambini. Famiglie, in emergenza abitative, mandate qui dai servizi sociali del Comune. A convivere di fatto con decine di stranieri, giovani uomini richiedenti asilo. Protagonisti di risse quasi quotidiane che spesso finiscono con ferimenti da arma da taglio. 'I bambini non possono abituarsi e vedere scene del genere' - afferma una ragazza di soli 13 anni nata a Modena, che studia a Modena come le sue sorelle che qui - dice - 'non hanno nemmeno lo spazio per fare i compiti, che vedono la cucina in comune a disposizione prevalentemente di singoli dediti allo spaccio e non delle famiglie, obbligati a lavarsi spesso con acqua che rimane fredda e a svegliarsi con la pelle irritata dalle cimici”. Conosciamo la madre che conferma il racconto. Ha lavori saltuari, chiede un'altra sistemazione. E' disposta a pagare un affitto calmierato, non certo gli 800 - 1000 euro che il Comune paga alla cooperativa.

Mattia Meschieri, referente del comitato organizzatore del presidio critica la scelta del Comune di far convivere nello stesso stabile famiglie fragili e richiedenti asilo: “È assurdo pensare di unire disagi diversi e pretendere che vada tutto bene”.
Ricorda che “qui c’erano 350 richiedenti asilo, oggi ridotti a 160”, ma sottolinea 'E' un primo passo ma il problema resta': E la critica qui è anche alla Prefettura. “Non devi mettere più di 50 richiedenti asilo insieme, perché sennò diventa un problema per tutti. Qui, anche se ridotti di numero, ce ne sono pur semre 160, a stretto contatto con famiglia fragili con minori”.

Per Meschieri, la convivenza forzata tra donne spesso sole o in difficoltà o con figli minori ha diretto contatto con centinaia di richiedenti asilo rappresenta un rischio troppo grosso, “una bomba sociale che rischia di esplodere ogni giorno”. E accusa la cooperativa L’Angolo, proprietaria dell’immobile e gestore degli spazi destinati all’accoglienza, di aver mantenuto per anni condizioni indegne. Le testimonianze si moltiplicano: “Gli attori qui dentro sono sempre gli stessi. È una storia difficile, che ha creato malessere nel quartiere”- afferma Paola Ferrari, cofondatrice del Comitato. Ricorda la visita del sottosegretario agli Interni nel 2024: “La cosa è arrivata fino alla scrivania del ministro, ma due anni dopo siamo ancora qua”.
Poi arriva la testimonianza più dura. Una ragazza di 13 anni, prende il microfono.
Vive nel residence con la madre e quattro fratelli, in una stanza che costa 800 euro al mese, di cui 500 pagati dalla madre. “Non ci sono tavoli per mangiare, non c’è un posto per fare i compiti”, racconta. “L’acqua è fredda o calda a caso, sui letti ci sono le cimici”. Ma il punto più grave è fuori dalla stanza: “Vediamo risse, sangue sulle scale. La violenza è all’ordine del giorno. Non vogliamo che i bambini pensino che tutto questo sia normale”.
Poi la frase che gela la piazza: “Ci sono dei pervertiti che chiamano dentro le stanze i ragazzini”.
Un’altra madre, presente al presidio, ci parla direttamente. Racconta ciò che è accaduto a sua figlia sedicenne nel giugno scorso. “È stata bloccata e portata dentro una stanza con quattro stranieri richiedenti asilo”. Non trovandola, chiama la polizia. “Accedendo alle telecamere avevo capito dove era stata portata. L’ho trovata con escoriazioni al volto”. L’episodio risale a giugno, la questione giudiziaria non è chiusa.

A quel punto prende il microfono una donna che nei giorni scorsi , dopo aver accompagnato una madre con un figlio che era stato accolto in condizioni di emergenza all'interno degli appartamenti, aveva denunciato i problemi di igiene della stanza in cui era stata collocata e più In generale le condizioni di degrado dei locali dell'intera struttura.
Un’altra donna, collocata dal Comune in un alloggio interno al residence, racconta di pagare, anzi di fare di fatto pagare al Comune1000 euro al mese per vivere in condizioni che definisce “indegne”. “Sono stata sfrattata da Acer per una piccola morosità. Gli assistenti sociali mi hanno mandato qui dentro, dove i costi sono di gran lunga superiori a quello che poteva essere un aiuto per l'affitto fuori da qui. Io lavoro saltuariamente, mantengo mio figlio, ma non ho più la forza di farlo venire qua. La situazione è troppo pericolosa e non adatta un bambino'.
Una madre italiana, residente con la figlia sedicenne da circa 3 anni, conferma: “Per noi è davvero difficile restare qui. I problemi sono quotidiani”.
Al presidio interviene anche un referente del comitato Villaggio Giardino, che mentre l'iniziativa si svolgeva ha incontrato (solo lui) in un incontro privato , e titolari responsabili della Cooperativa l'Angolo “Ci ritroveremo presto per un incontro. Ho chiesto che sia plenaria, perché dobbiamo discutere insieme i problemi e uscirne. Vogliamo vivere sicuri nella nostra città e vogliamo il meglio per la nostra città”.
Tra la gente emergono altre testimonianze, quelle dei residenti nell'area intorno al tristemente famoso palazzo.. “Ho visto persone picchiate, ferite, coltellate”, racconta una residente. “Mi hanno sputato addosso due volte. Non puoi guardarli in faccia: loro sono i padroni”. Un’altra aggiunge: “Non vogliamo essere aggrediti. Aiutateci a isolare gli elementi pericolosi. Noi non molliamo e non abbiamo paura”.
Tra i residenti della zona c'è anche Giovanni Parisi, presidente del comitato Villaggio Zeta. Dopo avere incontrato in solitaria il referente della Cooperativa all'interno dello stabile, scende e relazione su quanto concordato: “L’idea è aprire un tavolo di confronto in formula plenaria, per avere informazioni sulla gestione dell’immobile e sulle persone che vi risiedono. Una situazione così non è accettabile e va superata insieme”.
Un appello anche alla politica. Presenti sul posto ad ascoltare gli interventi consiglieri di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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