Mattia Meschieri, referente del comitato organizzatore del presidio critica la scelta del Comune di far convivere nello stesso stabile famiglie fragili e richiedenti asilo: “È assurdo pensare di unire disagi diversi e pretendere che vada tutto bene”.
Per Meschieri, la convivenza forzata tra donne spesso sole o in difficoltà o con figli minori ha diretto contatto con centinaia di richiedenti asilo rappresenta un rischio troppo grosso, “una bomba sociale che rischia di esplodere ogni giorno”. E accusa la cooperativa L’Angolo, proprietaria dell’immobile e gestore degli spazi destinati all’accoglienza, di aver mantenuto per anni condizioni indegne. Le testimonianze si moltiplicano: “Gli attori qui dentro sono sempre gli stessi. È una storia difficile, che ha creato malessere nel quartiere”- afferma Paola Ferrari, cofondatrice del Comitato. Ricorda la visita del sottosegretario agli Interni nel 2024: “La cosa è arrivata fino alla scrivania del ministro, ma due anni dopo siamo ancora qua”.
Poi arriva la testimonianza più dura. Una ragazza di 13 anni, prende il microfono.
Poi la frase che gela la piazza: “Ci sono dei pervertiti che chiamano dentro le stanze i ragazzini”.
Un’altra madre, presente al presidio, ci parla direttamente. Racconta ciò che è accaduto a sua figlia sedicenne nel giugno scorso. “È stata bloccata e portata dentro una stanza con quattro stranieri richiedenti asilo”. Non trovandola, chiama la polizia. “Accedendo alle telecamere avevo capito dove era stata portata. L’ho trovata con escoriazioni al volto”. L’episodio risale a giugno, la questione giudiziaria non è chiusa.
A quel punto prende il microfono una donna che nei giorni scorsi , dopo aver accompagnato una madre con un figlio che era stato accolto in condizioni di emergenza all'interno degli appartamenti, aveva denunciato i problemi di igiene della stanza in cui era stata collocata e più In generale le condizioni di degrado dei locali dell'intera struttura.
Un’altra donna, collocata dal Comune in un alloggio interno al residence, racconta di pagare, anzi di fare di fatto pagare al Comune1000 euro al mese per vivere in condizioni che definisce “indegne”. “Sono stata sfrattata da Acer per una piccola morosità. Gli assistenti sociali mi hanno mandato qui dentro, dove i costi sono di gran lunga superiori a quello che poteva essere un aiuto per l'affitto fuori da qui. Io lavoro saltuariamente, mantengo mio figlio, ma non ho più la forza di farlo venire qua. La situazione è troppo pericolosa e non adatta un bambino'.
Una madre italiana, residente con la figlia sedicenne da circa 3 anni, conferma: “Per noi è davvero difficile restare qui. I problemi sono quotidiani”.
Al presidio interviene anche un referente del comitato Villaggio Giardino, che mentre l'iniziativa si svolgeva ha incontrato (solo lui) in un incontro privato , e titolari responsabili della Cooperativa l'Angolo “Ci ritroveremo presto per un incontro. Ho chiesto che sia plenaria, perché dobbiamo discutere insieme i problemi e uscirne. Vogliamo vivere sicuri nella nostra città e vogliamo il meglio per la nostra città”.
Tra la gente emergono altre testimonianze, quelle dei residenti nell'area intorno al tristemente famoso palazzo.. “Ho visto persone picchiate, ferite, coltellate”, racconta una residente. “Mi hanno sputato addosso due volte. Non puoi guardarli in faccia: loro sono i padroni”. Un’altra aggiunge: “Non vogliamo essere aggrediti. Aiutateci a isolare gli elementi pericolosi. Noi non molliamo e non abbiamo paura”.
Tra i residenti della zona c'è anche Giovanni Parisi, presidente del comitato Villaggio Zeta. Dopo avere incontrato in solitaria il referente della Cooperativa all'interno dello stabile, scende e relazione su quanto concordato: “L’idea è aprire un tavolo di confronto in formula plenaria, per avere informazioni sulla gestione dell’immobile e sulle persone che vi risiedono. Una situazione così non è accettabile e va superata insieme”.
Un appello anche alla politica. Presenti sul posto ad ascoltare gli interventi consiglieri di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia.
Gi.Ga.


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