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'Cra Modena, abbiamo vissuto una strage: il modello va ripensato'

'Cra Modena, abbiamo vissuto una strage: il modello va ripensato'

La capogruppo di Fdi-Popolo della Famiglia Elisa Rossini ieri si è astenuta sulla delibera relativa il regolamento Cra presentata in Consiglio comunale


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'Dopo quanto accaduto durante la pandemia nelle Case residenza per anziani non si tratta più solamente di apportare aggiustamenti all’organizzazione dei servizi come li abbiamo strutturati sino ad ora, ma di lasciarsi interrogare dal dramma vissuto per ripensare alla radice il modello'. Così la capogruppo di Fdi-Popolo della Famiglia Elisa Rossini ha motivato la sua astensione rispetto alla delibera presentata ieri in Consiglio comunale a Modena sul nuovo regolamento comunale per accedere alle Case residenza e ai Centri diurni per anziani.

'Impossibile non partire dai dati che ci danno la fotografia di quanto accaduto nelle cra modenesi. L’ultimo report del sindaco al riguardo risale al 14 gennaio scorso e registra 125 decessi nel Comune di Modena nella seconda ondata. Ricordiamo che la prima ondata aveva visto 161 decessi in tutta la provincia di Modena e 34 in città. Allargando lo sguardo ricordo che nell’aprile 2020 il direttore dell’OMS Europa ha dichiarato che 'secondo le stime che arrivano dai Paesi europei la metà delle persone che sono morte di Covid-19 era residente in case di cura. È una tragedia inimmaginabile'. Davanti a questa realtà occorre avere la coscienza di usare il termine strage, parola forte ma veritiera'.

'Ricordo in questo contesto - prosegue Elisa Rossini -.

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Il dossier pubblicato da Amnesty International che riporta una indagine svolta in particolare in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sui decessi nelle Cra e rsa, Nel documento emerge come, nel rispondere alla pandemia, il governo italiano e le autorità regionali non siano riusciti ad intraprendere misure tempestive per tutelare la vita e i diritti delle persone anziane presenti nelle strutture residenziali. Parallelamente voglio citare il recentissimo documento della pontificia accademia per la vita dal titolo “la vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia”. Partendo da questi spunti dobbiamo delineare una nuova visione di cura degli anziani per la nostra società, ecco perchè mentre questa delibera ci propone di apportare modifiche al sistema attuale, noi vorremmo iniziare a pensare ad un suo cambiamento e a proporne le linee fondanti'.

'Crediamo in particolare sia necessario creare le condizioni perché gli anziani possano vivere per quanto possibile in un ambiente a loro famigliare. E cosa dovremmo fare per rendere possibile la permanenza dell’anziano nella propria abitazione o in quella dei propri famigliari?

Ci permettiamo di avanzare alcune proposte:
- Adeguamento delle abitazioni alle esigenze degli anziani con eliminazione di barriere architettoniche, riscaldamento e spazi adeguati
- Potenziamento dell’assistenza domiciliare con possibilità di cure mediche a domicilio e quindi potenziamento della medicina territoriale e delle attività dei medici di famiglia
- Potenziamento delle figure dei care giver
- Uso delle nuove tecnologie e della telemedicina
- Potenziare l’alleanza tra famiglie, sistema socio sanitario, volontariato
- Potenziare i modelli di assistenza reciproca che si verificano per esempio nel cohousing con le case di riposo che in questo quadro potrebbero offrire alcuni servizi direttamente presso il domicilio degli anziani.
In sostanza il nuovo modello dovrebbe avere come perno centrale l’assistenza sociosanitaria integrata e la domiciliarità che ovviamente non può che passare attraverso il supporto alle famiglie - chiude Elisa Rossini -. Crediamo si tratti di una svolta culturale su cui come ente locale dovremmo iniziare e riflettere'.

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