In una lunga chiacchierata ieri pomeriggio nelle sale di piazza Grande, il primo cittadino ha tratteggiato così la sua idea di cultura, i progetti per l'immediato futuro e le pianificazione a lungo termine, senza soffocare le suggestioni, magari irrealizzabili al momento, ma che possono alimentare processi concreti in direzioni diverse. Con uno sguardo che - anche alla luce della sua esperienza di assessore regionale alla cultura - travalica Modena nel tentativo, più volte evocato ma sinora mai sfiorato, di liberarla dalla patina di provincialismo sterile e autoreferenziale nella quale si crogiola. Del resto su questo fronte le sfide imminenti per Modena sono tante, a partire dalla valorizzazione del grande (e costosissimo) nuovo contenitore rappresentato dell'ex Sant'Agostino in piena fase di restauro. Sfide che inevitabilmente impongono un cambio di passo rispetto alla gestione obiettivamente lontana dalle tematiche culturali del suo predecessore, Giancarlo Muzzarelli.
Sindaco, partiamo da piazza Sant'Agostino. La sperimentazione estiva della pedonalizzazione come si è conclusa? E davvero possibile immaginare che questa piazza in futuro possa far rivivere la felice esperienza dei Cortili che molti modenesi ricordano?
'La sperimentazione credo sia stata molto positiva. Temevo polemiche per l'eliminazione dei parcheggi, ma non abbiamo raccolto nessuna lamentela, segno che i modenesi hanno apprezzato l'idea. Ora l'obiettivo è pedonalizzare l'intera piazza e avviare il percorso per implementare e rendere strutturale questa sperimentazione. Ovviamente il progetto definitivo, poichè richiede lavori importanti anche in termini di rifacimento della pavimentazione, dovrà passare in Consiglio comunale. Vogliamo rendere piazza Sant'Agostino la porta di ingresso della città e il centro di una agorà che unisca i due hub culturali che si affacciano su quello spiazzo. Quella piazza, che ospiterà anche un ricordo stabile dell'Eccidio delle Fonderie, vogliamo sia teatro di iniziative culturali importanti e luogo vero di aggregazione, una filosofia che va diffusa anche nelle altre piazze di Modena, a partire dalle periferie. In ogni caso già dal prossimo anno replicheremo il modello di quest'anno allungandolo almeno fino a fine ottobre, quando dovrebbe essere concluso il restauro della prima ala dell'ex Sant'Agostino'.
Per gli spazi dell'ex Sant'Agostino occorre passare da una riflessione sul contenitore, a una analisi seria del contenuto.
'Abbiamo bisogno di un progetto forte che abbia l'ambizione di guardare oltre i confini emiliani e nazionali. Se vogliamo costruire sinergie vere tra le realtà confluite in Ago, Galleria Civica, musei universitari e tutti gli altri soggetti che operano nell'area, occorre una programmazione che unisca l'umanesimo alla scienza e alla tecnica e che possa attrarre scienziati e artisti in città. Non si tratta di sommare singole attività, ma di pensare in modo collettivo: dobbiamo puntare a costruire un luogo vissuto nel quale la cultura va incontro alle persone'.
Per dare concretezza a questa idea serve però una mente unica?
'Attualmente in Ago ci sono diverse figure e competenze di indubbio spessore, ma forse avremmo bisogno di una figura di sintesi, di alto profilo culturale nazionale o internazionale con capacità manageriali.
La macchina dirigenziale del Comune dovrà calibrarsi su questa lunghezza d'onda. Nella riorganizzazione che state varando è d'obbligo la sostituzione della storica dirigente alla cultura Giulia Severi che va in pensione.
'Con la riorganizzazione avremo un dirigente di settore e un dirigente di servizio che si occuperà proprio di cultura. Da questo punto di vista raddoppieremo i dirigenti dedicati al tema'.
Al di là della macchina dirigenziale, cosa non ha funzionato sinora nelle politiche culturali modenesi?
'Sinora non è passata l'idea che la cultura è un elemento centrale per lo sviluppo della città. La cultura rappresenta il 5.5% del Pil regionale e dà lavoro a 88mila addetti, ma al di là di questo è un volano per la socialità, l'identità, il welfare sociale e sanitario e per la stessa crescita economica. La cultura produce anche innovazione industriale, Modena è figlia di una esperienza manifatturiera che non va assolutamente dispersa, ma va sviluppata proprio alla luce di politiche culturali mirate. Il Made in Modena si basa principalmente su un retroterra emozionale che è un tutt'uno con la cultura del territorio. Per questo l'investimento in cultura è decisivo'.
Parliamo di mostre. A Modena mancano mostre di livello, al Foro Boario a memoria l'ultima di taglio nazionale risale a quella 2005 su Nicolò dell'Abate e quelle con successo di visite, come nel caso di Dalì, spesso sono prodotte fuori Modena. Male anche la mostra sugli Egizi con pochissimi 'pezzi' giunti da fuori provincia. Esempio recente in controtendenza è Paradise lost alla Vigarani, esposizione autoprodotta da Ago che ha segnato 20mila visite, ma parliamo comunque di una goccia nel mare. Come si può invertire la tendenza, Ferrara può essere un esempio?
'Le mostre di livello costano e il mercato in questo settore è complicato e competitivo. Servono molte risorse e, pur a malincuore, occorre fare scelte anche in termini di offerta di servizi e welfare. Recentemente abbiamo pubblicato un avviso pubblico da 130mila euro per la selezione del progetto espositivo nelle sale al piano terra dell’ala nuova del Palazzo dei Musei e poi non dimentichiamo le Gallerie Estensi, un patrimonio enorme in nostro possesso che va valorizzato'.
Veniamo al Festivalfilosofia. Dopo 25 anni non pensa sia il caso di ripensare la formula? A Mantova, ad esempio, il Festival della Letteratura che ispirò Mario Lugli e Michelina Borsari due decenni fa, ha cambiato veste prevedendo biglietti a pagamento. E poi c'è sempre il tema legato alle critiche di un'eccessiva carica ideologica di sinistra delle lezioni...
'Guardi, sul tema dei filosofi di sinistra penso sia un dibattito inesistente. Negli ultimi due anni la platea dei filosofi si è allargata in modo vistoso, parliamo di quasi 30 nuove voci, e non vedo davvero un pericolo di ideologizzazione a senso unico. Sulla formula si può certo ragionare, ma credo che l'architettura complessiva resti vincente e che al massimo possa essere implementata, non certo stravolta'.
Grandi eventi: Vasco 2027, Jazzopen e celebrazioni Pavarotti. La delusione per lo scippo veronese del ricordo Maestro è stata superata?
'Allo staff di Vasco abbiamo esplicitato formalmente il nostro interesse a celebrare a Modena il decennale di Modena Park, ovviamente starà a lui decidere. Allo stesso modo anche a Nicoletta Mantovani abbiamo proposto di realizzare il suo evento a Modena, ma legittimamente ha scelto una altra realtà. In ogni caso il 12 ottobre il Comunale ospiterà un evento di livello in ricordo di Pavarotti. Jazzopen è un evento di caratura internazionale. Dopo trent’anni di successi in Germania uno dei festival musicali più importanti d’Europa, sceglie Modena per la sua prima edizione italiana e le svelo che l'accordo che abbiamo fatto è pluriennale'.
Infine la promozione del Centro storico: male lo stop della ruota panoramica, anche se la responsabilità non è vostra. Modenamoremio resta il perno da questo punto di vista?
'Modenamoremio è uno strumento di promozione e valorizzazione del centro, ma le strategie complessive fanno capo al Comune di Modena che ha lanciato, a questo fine, l'hub urbano coordinato dall'assessore Zanca, che unisce tutti i partner in campo: Camera di Commercio, Fondazione di Modena e le principali associazioni di categoria locali oltre a Mercato Albinelli, Modenatur e, appunto, Modenamoremio'.
Giuseppe Leonelli



