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Disordini 25 aprile, il sindacato di polizia contro il questore

Disordini 25 aprile, il sindacato di polizia contro il questore

'Resa dell'autorità di P.S. che, evidentemente ha scelto di abdicare al proprio potere di ordinanza con le conseguenza che tutti sappiamo'


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'Innanzitutto vogliamo ringraziare tutti i nostri colleghi, di ogni corpo di Polizia, di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o squadra o reparto, impiegati nel difficile servizio di Ordine Pubblico effettuato il 25 aprile scorso in occasione della manifestazione di protesta con corteo, inscenato da un sedicente gruppo “anarcoinsurrezionalista”. E’ sotto gli occhi di tutti, bisogna ammetterlo, non è andata male ma neanche bene'. Così in una nota il Siulp sui fatti del 25 aprile a Modena.

'Incredibilmente si sono ripetuti gli stessi errori del 19 giugno 2010, allorquando una analoga manifestazione è stata fatta transitare per il centro di Modena lasciando dietro di sè lo stesso strascico di danneggiamenti, deturpazioni, vandalismi e conseguenti polemiche. Evidentemente quell’ esperienza è stata dimenticata o non ha insegnato nulla. Il questore, in quanto responsabile dell’ ordine e della sicurezza, è nelle condizioni per legge di predisporre appositi servizi pronti ad intervenire, sia per garantire ai manifestanti di esercitare compiutamente il loro diritto costituzionalmente protetto, sia per tutelare il diritto dei restanti cittadini, non interessati alla manifestazione, di non essere pregiudicati sovramisura nell’ esercizio dei loro altrettanto validi diritti. In realtà sono ben poche le ipotesi che possono essere individuate come idonee per impedire, l’esercizio di una libertà fondamentale quale quella della riunione in luogo pubblico.
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Cosa ben diversa del proibire è però, ritardare o anticipare un corteo, dargli un itinerario diverso da quello richiesto, imporre, cioè, delle prescrizioni. In questi casi, infatti, non si impedisce un diritto inviolabile, ma se ne coordina l’esercizio a tutela di altri diritti fondamentali, altrettanto meritevoli di tutela, di altri cittadini. Su questo fronte dobbiamo registrare, nel caso, la “resa” dell’autorità di P.S. che, evidentemente ha scelto di abdicare al proprio potere di “ordinanza” con le conseguenza che tutti sappiamo. Leggiamo dai media che gli “antagonisti” avevano pianificato tutto con preventivi sopralluoghi sui punti di ritrovo e lungo il percorso, tantè che le telecamere della “Pomposa” erano state accecate fin dalla sera prima. Se cosi fosse, è evidente che è mancata tutta quella attività preventiva sul territorio che avrebbe permesso di intercettare gli “incursori”, e magari anche individuare il luogo o l’automezzo adibito a deposito degli attrezzi necessari per gli atti vandalici, prima della manifestazione. Cosa, tra l’altro che in passato è già stata fatta, e quindi non nuova per le unità di Polizia. Ed è plausibile pensare che qualche anziano ed esperto ma umile operatore di polizia, abbia supposto tale possibilità, ma sia rimasto inascoltato.
Poiché quando si dipende da una Dirigenza autoreferenziale, arroccata nei proprio uffici convinta della propria superiorità di casta, ed estranea al territorio, tutto diventa difficile, e nel campo dell’Ordine e Sicurezza pubblica addirittura disastroso. Spiace dirlo, ma la situazione interna della Polizia di Stato Modenese è questa, che si somma alla nota carenza degli organici, all’invecchiamento del personale, all’aumento dei carichi di lavoro individuali e, cosa assai grave, alla demotivazione dello stesso causa una gestione clientelare e nepotistica, talvolta in spregio ad accordi contrattuali locali e nazionali. I risultati sono anche questi'.
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