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Donne contro la mafia, Cinzia Franchini: 'Anche al Nord certe battaglie si pagano'

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Sul palco a Piacenza la coeditrice de La Pressa con la ex consigliera di Brescello Catia Silva. 'La Cna decise di non costituirsi parte civile al processo Aemilia pur ritrovandosi tra gli imputati il vicepresidente della Cna di Reggio Emilia, Mirco Salsi. Questi sono i fatti aldilà delle chiacchiere'


Donne contro la mafia, Cinzia Franchini: 'Anche al Nord certe battaglie si pagano'

Protagonista ieri sera al Teatro Trieste di Piacenza dell'incontro “Donne contro la mafia” è stata la coeditrice de La Pressa Cinzia Franchini. Presentata - insieme alla ex consigliera di Brescello, primo comune emiliano commissariato per mafia, Catia Silva - da Rossella Noviello di 100x100inMovimento, associazione che ha fatto della lotta alla mafia il cardine della propria attività. Sul palco, all'evento che vedeva tra gli organizzatori il Movimento Agende Rosse di Mantova e Brescello, anche Silvia Benedetti di Non una di Meno Piacenza.

La prima a prendere la parola, intervistata dalla giornalista Maria Vittoria Gazzola, è stata Catia Silva, che ha raccontato dell’abbandono da parte del suo partito e delle ripetute minacce subite negli anni. Proiettili, coltelli e lettere intimidatorie non l’hanno fermata. Per molti anni Catia Silva ha infatti denunciato lo strapotere della Ndrangheta a Brescello e l’inquinamento della macchina comunale: lo scioglimento del Consiglio comunale le ha dato ragione.

Cinzia Franchini, costituitasi quando era presidente Fita parte civile al processo Aemilia, ha raccontato la sua esperienza iniziata già nel 2011 - nei mesi drammatici del fermo dei trasporti e della ascesa dei Forconi in Sicilia - quando denunciò la presenza tra i manifestanti di esponenti dei clan mafiosi. Una denuncia che le costò minacce, con proiettili recapitati nella sede della sua ex associazione, e isolamento. Isolamento testimoniato anche in Commissione Antimafia quando, dopo aver descritto la sua esperienza, non nascose di essersi sentita lasciata sola dalla sua associazione. Parole che provocarono la reazione contro di lei dei vertici Cna.

Due storie parallele: minacce e isolamento a fare da cornice.

Gli interessi economici

'Mi è stato evidente fin da subito che il settore che ho avuto il privilegio di rappresentare fosse interessato da un pesante radicamento delle mafie - ha detto Cinzia Franchini ieri sera -. Oggi la mafia nell'autotrasporto è in gran parte rappresentata da imprenditori, a volte appartenenti a storiche famiglie mafiose,  che sono dei veri e propri manager d'impresa. Sono istruiti, laureati, avvocati o commercialisti, con risorse economiche che permettono loro di avvalersi, nella gestione aziendale, delle migliori professionalità presenti sul mercato. Mi è stato chiaro quindi come nel mondo della rappresentanza questi imprenditori puntassero ai vertici delle associazioni stesse per poter da lì sedere ai tavoli di confronto con il Governo, con il fine di potere determinare le normative del settore ma soprattutto incidere, indirizzandole, le ripartizioni delle ingentissime risorse economiche pubbliche riservate all'autotrasporto: dalla formazione ai pedaggi autostradali'.

'Si parla molto di legalità anche nelle associazioni di rappresentanza che sono tutte fornite di esemplari codici etici; la realtà però molto spesso è differente; non mi risulta infatti che imprenditori siano stati per esempio cacciati dalla mia ex associazione di rappresentanza. Nessuno, mai - ha continuano la Franchini -. Gli interessi economici in ballo sono numerevoli, imprese ‘mafiose’ sono in grado di muovere ingenti capitali e per le associazioni che forniscono oggi servizi di ogni genere rappresentano clienti importanti, soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo'.

Geotrans

'Oggi sono uscita dalla Cna, ma di quella esperienza sono particolarmente orgogliosa di due risultati storici - ha proseguito -. Il primo è rappresentato dalla Geotrans, un'azienda di autotrasporto che ho estromesso dalla associazione che presiedevo quando era di proprietà di Vincenzo Ercolano del clan Ercolano Santapaola, oggi ancora in galera con l'accusa di associazione mafiosa, il boss ritenuto a capo della cosiddetta ‘cupola dell’autotrasporto'.
'Quella stessa azienda è stata riassociata alla Cna quando - gestita da un ottimo amministratore giudiziario, Luciano Modica, che per quello che era il mio ruolo ho cercato di aiutare - è divenuta un'impresa legale. Geotrans è l'unica impresa di autotrasporto oggi in Italia ad essere sopravvissuta al sequestro prima e la confisca poi a un boss mafioso - ha puntualizzato Cinzia Franchini a margine dell'incontro -. Il secondo motivo di orgoglio è rappresentato dal fatto di essermi costituita parte civile, per la prima volta in Italia per un'associazione di rappresentanza dell'autotrasporto, a Catania contro il boss mafioso Vincenzo Ercolano e in Emilia al processo Aemilia. L'ho fatto avendo al mio fianco qualche imprenditore e parte della mia presidenza di allora (che ringrazio ancora oggi per la vicinanza ed il supporto). Non ho avuto l'appoggio della Cna'.

La Cna

Perchè nella sua analisi la Franchini si è concentrata anche sulla attualità e sul rapporto tra legalità e mondo delle associazioni. Partendo da un fatto emerso proprio dal processo Aemilia.
Ieri sera dal palco del teatro di Piacenza è stata infatti ripercorsa la storia di Mirco Salsi, ex dirigente di primo piano della Cna di Reggio Emilia. Ex titolare della Reggiana Gourmet, azienda di Bagnolo del settore alimentare, che si sarebbe avvalso dei servizi della ‘ndrangheta per recuperare un credito. La giornalista Sabrina Pignedoli nel suo libro 'Operazione Aemilia' racconta così l'inizio delle disavventure giudiziare di Salsi: 'Tutto inizia con una donna incontrata sul treno. Si chiama Maria Rosa Gelmi, bresciana. Nel viaggio di ritorno da Roma incontra l'allora presidente della Cna di Reggio Emilia Enrico Bini, poi presidente della Camera di Commercio. I due cominciano a chiacchierare e lei chiede a lui se sia disponibile a organizzarle un incontro per presentare un progetto per la fornitura di prodotti alimentari alle guardie carcerarie. Avviene l'incontro a cui partecipa anche Salsi'.

'Quella stessa Cna che ha deciso di non costituirsi parte civile al processo Aemilia pur ritrovandosi tra gli imputati il vicepresidente della Cna di Reggio Emilia, Mirco Salsi. Questi sono i fatti aldilà delle chiacchiere, dei codici etici, dei protocolli di legalità ed innumerevoli convegni sul tema - ha aggiunto Cinzia Franchini -. L’arresto di Salsi, importante imprenditore locale con ruoli apicali nell’associazione, è stato a mio avviso volutamente minimizzato dai diversi rappresentanti dell'economia locale così come dalla stampa. Evidentemente è più facile parlare di Grande Aracri e dei cutresi in genere piuttosto che del vicepresidente della Cna di Reggio Emilia. Interessi economici che in questa Regione pesano e si intrecciano tra loro. E’ questa la realtà che è emersa dal processo Aemilia: ovvero l'affermazione dell'intreccio tra l'economia locale e la Ndrangheta. Sono stati gli imprenditori locali ad utilizzare e ricercare i servizi degli ‘ndranghetisti dal recupero credito alle false fatturazioni. Sarò sempre grata alla Cna per avermi dato l’opportunità di rappresentare ai massimi livelli il mondo dell'autotrasporto. Una esperienza che ha segnato la mia vita per sempre - ha chiuso la Franchini -. Detto questo, certe prese di posizione al Nord non ti vengono perdonate. Il detto ‘i panni sporchi si lavano in famiglia’ purtroppo vale sempre al Nord come al Sud'.

Giuseppe Leonelli

 



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