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FdI e PdF Modena: Parco delle Mura, degrado senza fine

FdI e PdF Modena: Parco delle Mura, degrado senza fine

Evidenti le responsabilità dell'amministrazione comunale, negligente ed arrogante


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I Consiglieri comunali Antonio Baldini ed Elisa Rossini (Gruppo consiliare Fratelli d’Italia – Il Popolo della Famiglia) annunciano di avere depositato un’interrogazione per conoscere quali siano gli intendimenti dell’Amministrazione comunale per arginare il parziale degrado del Parco delle Mura anche alla luce delle sentenze emesse dal Consiglio di Stato in data 7/5/2021 e 7/7/2021, regolarmente pubblicate: il Consiglio di Stato ha difatti respinto gli appelli proposti dal Comune avverso le sentenze del TAR Emilia-Romagna emesse nell’aprile e maggio 2020 con cui era stata dichiarata l’illegittimità dei provvedimenti amministrativi, emessi nel 2013 e nel 2014, di decadenza dei permessi di costruire dei titolari dei chioschi “del Cedro” (impresa Carlo Serafini) e “Lido Park” (impresa Moccia Michael) per l’asserito mancato rispetto del termine di inizio dei lavori.



Il parziale degrado del Parco delle Mura e in particolare del Parco Sandro Pertini non è solo imputabile, come sostiene la Giunta comunale, alle “interferenze” o interventi a gamba tesa della magistratura penale (che come noto nel 2014 pose sotto sequestro diversi cantieri posti lungo il parco, salvo poi giungere nel 2017 ad una sentenza di proscioglimento per tutti i soggetti coinvolti nella vicenda), ma alla negligenza e alla condotta arrogante del Comune di Modena,
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che si è incaponito nel voler sostenere in sede giudiziaria – contro ogni evidenza – che i titolari dei pubblici esercizi “Lido Park” e “del Cedro” (Serafini) erano decaduti dai rispettivi permessi di costruire, perdendo sia il primo che il secondo grado di giudizio e venendo finanche condannato alle spese di lite.

Ma si sa che alla fine Pantalone (ovvero i cittadini modenesi) paga per tutti ed evidenziamo per inciso che nel rendiconto della gestione relativa all’esercizio 2020, approvato a giugno di quest’anno, vi è un “accantonamento fondo contenzioso” pari a sei milioni e settecentomila euro: un importo considerevole che se svincolato almeno in parte potrebbe essere impiegato in altri settori, ma la politica virtuosa di ogni amministrazione comunale dovrebbe essere tendenzialmente quella di giungere ad accordi con i privati, anziché avventurarsi in contenziosi giudiziari dall’esito incerto e destinati a protrarsi per anni.

E’ oltretutto avvilente constatare che nella vicenda in questione il Consiglio di Stato ha ribadito che nei confronti di due imprenditori vi fu una disparità di trattamento rispetto ad altri titolari di chioschi, ma soprattutto è grave constatare che ciò sia emerso solo a seguito di una richiesta di accesso agli effettuata da uno dei due ricorrenti; in
altre parole l’amministrazione comunale aveva come si suol dire giocato a carte coperte, contravvenendo ai principi generali sanciti per l’attività comunale dallo stesso Statuto del Comune di Modena (massima trasparenza, imparzialità, efficienza, semplificazione della burocrazia).

Va ricordato che nel luglio del 2014 il Sindaco Muzzarelli, all’inizio del suo primo mandato, aveva dichiarato in Consiglio Comunale di volere recuperare, nell’ottica di una riqualificazione del parco, il Lido Park quale presidio “estremamente importante”, ma ad oggi ciò che rimane di un tradizionale punto di ritrovo di intere generazioni di modenesi sono dei manufatti fatiscenti coperti da sporcizia e graffiti ed in un identico stato di degrado appare la zona del Parco delle Rimembranze dove si trova l’ex chiosco del Cedro, nelle cui adiacenze vi è anche il vecchio manufatto della (parimenti abbandonata) “giostra dei cavallini”.

Ma se davvero l’amministrazione comunale - come dichiarato anche dall’Assessora Vandelli quando la questione dei chioschi fu affrontata in Consiglio comunale a metà ottobre del 2020 - vuole restituire al Parco delle Mura le caratteristiche del luogo di “passeggiate”, bisogna favorire i privati che vogliono investirvi risorse, non ostacolarli salvo poi trincerarsi dietro la lungaggine dei tempi della giustizia.

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