“Meno parcheggi a servizio della stazione, che diminuiranno ancora quando aprirà la casa della salute, meno posteggi liberi e servizi per chi usa la bicicletta, caos nei pressi della rotatoria dove sulla carreggiata ulteriormente ristretta è stata mantenuta la fermata dei bus e dei bus sostitutivi della linea ferroviaria Modena – Sassuolo (che da provvisoria è diventata definitiva), con grave e già evidente pericolo per i pedoni e gli automobilisti”. Così Cinzia Franchini, della lista civica Modena Ora, sul progetto di revisione della mobilità viaria e ciclopedonale alla porta Nord della stazione.
“Non è inoltre previsto nessun tipo di servizio per la mobilità elettrica in un luogo ideale in cui la sosta per lungo tempo, soprattutto di pendolari, garantirebbe tempi adeguati per la ricarica delle auto o dei propri velocipedi elettrici – continua Cinzia Franchini -. Insomma, una grande occasione persa. Fino ad ora a questo sono serviti gli 1,8 milioni di euro dei diciotto arrivati dal piano periferie? Per peggiorare, di fatto, anziché migliorare, la mobilità nella porta nord della stazione dei treni? Sembra proprio di sì. E questo conferma quanto questa amministrazione sia tutt’ora incapace di guardare ad un futuro e ad uno sviluppo sostenibile.
Perché di sostenibile e di futuro, in questo progetto, non c’è assolutamente nulla: lo dimostra il desolante bilancio delle realizzazioni fatte, meglio dire non fatte, nel primo stralcio del piano periferie, relativo alla Porta Nord della stazione. Con un progetto che nasce vecchio, come la rotatoria ed il collegamento viario già presente nei progetti del Piano di riqualificazione della fascia ferroviaria del 1999 e mai realizzato in venti anni di giunte Pd”.“Bastava prendere esempio da altre città in cui le Velostazioni sono davvero tali, ovvero dei servizi di assistenza a 360 gradi, oltre che di deposito, per chi sceglie la mobilità a due ruote, anche elettrica. Perché il deposito allargato e chiuso senza personale con chiave, e che, come conferma ciò che accade nell’altro lato della città, viene utilizzato da una minima parte dei ciclisti, non può essere chiamato velostazione – continua la fondatrice di Modena Ora -. Perché non si può costruire un parcheggio ex novo, che in quel luogo ha la vera funzione di parcheggio scambiatore, senza pensare ad una diffusa presenza di colonnine di ricarica. E’ sbagliato puntare tutto su una pur condivisibile moltiplicazione delle telecamere, senza pensare a servizi anche con personale, che potrebbero aumentare il presidio umano e non elettronico della zona.



