'E' dunque tempo di analizzare con sincerità sulle decisioni assunte durante la pandemia quando si sono adottate e imposte misure del tutto irrazionali, non fondate sulla scienza ma su una scelta tutta politica di limitare le libertà individuali - continua Elisa Rossini -. Ebbene, quelle scelte hanno indubbiamente inciso in modo importante sui comportamenti delle persone. Ricordo che nell’ottobre 2021 è stata discussa una nostra interrogazione a seguito della decisione del Comune di Modena secondo cui il green passa aveva l’obiettivo di consentire a tutti di frequentare in scurezza i luoghi di cultura e che pertanto nelle biblioteche il passaporto sanitario sarebbe stato necessario anche per il prestito. L’assessore Bortolamasi in quell’occasione disse che la decisione del Comune si basava sul dettato normativo che aveva previsto che l’accesso ai luoghi della cultura era consentito solo ai possessori di green pass e che si trattava di tutelare la salute pubblica. Noi sostenevamo che si potessero trovare mezzi alternativi per consentire il prestito e garantire il servizio ai non possessori di green pass e suggerivamo esperienze di altre biblioteche, come la prenotazione telefonica con il successivo prelievo in un punto di consegna esterno o tramite consegna a domicilio. Alla luce dei fatti noi crediamo che la giunta e l'assessore con le loro scelte abbiano contribuito ad allontanare gli utenti dalle biblioteche. Tanto più che poi si è visto come il green pass non evitava i contagi che hanno continuato a diffondersi, anzi può essere che proprio il green pass e quel senso di falsa sicurezza che dava abbia incrementato i contagi, con la conseguenza che il nostro paese ha tre record quello per le misure restrittive, quello per il numero di contagi e quello per i morti'.
'E' evidente, nel particolare, che la norma sull’accesso ai luoghi di cultura poteva benissimo permettere all’utente sprovvisto di green pass di restare sotto il portico della Delfini, ad esempio, e di ottenere il prestito.



