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Giuramento Draghi, angosciante foto di una democrazia perduta

Giuramento Draghi, angosciante foto di una democrazia perduta

Tante monadi sterili espressioni di una politica che ha fallito e che consegna il Paese nelle mani di un commissario imposto dall'Europa


2 minuti di lettura

Il balcone di Di Maio col pugno alzato e il sorriso stravolto, la camminata solitaria del Papa in una Roma deserta terrorizzata dalla pandemia, la mano paternalista di Giuseppe Conte sulla spalla di Matteo Salvini... Ci sono fotografie che da sole raccontano un pezzo di storia. E oggi il triste pezzo di storia politica, economica e sociale italiana che stiamo vivendo è tutto nella fotografia della cerimonia di giuramento del Governo Draghi.



Tanti ministri in bianco e nero, volutamente senza colori a parte la cravatta rossa del sempretriste Orlando, distanziati fisicamente, ma soprattutto lontani anni luce l'uno dall'altro. Tante monadi sterili espressioni di una politica che ha fallito e che consegna il Paese nelle mani di un commissario imposto dall'Europa attraverso lo stratega di Rignano. Un commissario finanche applaudito dalla gente in una surreale e collettiva sindrome di Stoccolma. Un governo macedonia che tradisce identità e storie politiche, che cancella in un solo colpo anni di battaglie e attacchi reciproci, che fa evaporare promesse e parole. I 5 Stelle che pateticamente si siedono al fianco di Forza Italia. La Lega che accetta di entrare in un Governo con la Lamorgese ministro dell'Interno. Leu che pur di mantenere Speranza alla sanità accetta Brunetta, la Gelmini e la Carfagna.
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Il Pd che si allea di fatto con la Lega, quella che per i Dem era 'fascioleghista' e che 'solo gli idioti' (per citare il modenese Fanti) potevano votare. Il tutto unito non dalla colla patriottica di un governo di emergenza e di unità nazionale, ma dallo sputo di una legislatura da finire e di un'Europa da assecondare senza dignità e senza orgoglio.

Un film dell'orrore dove i sorrisi di circostanza dei nuovi ministri appaiono come cupi presagi di prossime inquietanti risate. Un film che l'Italia non meritava: la culla del Rinascimento ridotta definitivamente a frazione di Berlino, commissariata da una Europa che non si fida di lasciare agli italiani la gestione dei denari in arrivo e che oggi brinda a Draghi con la Lagarde e la Von Der Leyen. Eppure la realtà è questa e il pubblico, la maggior parte dei media, anche una parte degli elettori, applaudono, alcuni per convenienza, altri magari nella sincera speranza che il drago che si è materializzato davanti ai loro occhi sia in realtà simbolo di armonia e fortuna. Una sorta di principe azzurro mascherato. Come nella tradizione cinese. Ma così non è e non può essere.
Il drago resta un drago e le sue vittime, anche adorandolo, non lo potranno addolcire.

g.leo.
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