Non ho mai biasimato quei giovani che, sentendosi traditi dalle istituzioni, sceglievano di emigrare in un altro stato e costruirsi la propria vita altrove. Tuttavia, credevo davvero che il mio destino sarebbe stato diverso, che io sarei stata diversa. Lo dovevo alle persone comuni, vittime da tempo di uno stato ingiusto e contraddittorio, e ancora di più ai loro figli, i bambini, dai quali bisognava partire per dare vita ad un cambiamento nella nostra società.
Alla luce di ciò che è accaduto nell’ultimo anno e mezzo, non ne sono più veramente convita. Sento di aver perso la mia determinazione e ancora di più la fiducia che riponeva nella mia gente, la stessa gente che oggi si volta dall’altra parte davanti alla deriva autoritaria verso cui il nostro paese sta tendendo. La stessa gente che, offuscata da una paura irrazionale, ha scelto di abdicare alla propria coscienza e obbedire ciecamente ad una serie di provvedimenti che ledono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. La stessa gente che, oggi, tratta con indifferenza e talvolta con disprezzo la minoranza di cui io stessa faccio parte. La stessa gente per la quale volevo lottare che, oggi, mi ha profondamente delusa e dalla quale mi sento abbandonata.
Già avevo immaginato il primo giorno in cui sarei entrata in classe e mi sarei emozionata davanti a quelle faccine curiose alle quali avrei donato con piacere tutto il mio affetto, fiera di portare avanti la ricca tradizione pedagogica di cui il nostro paese gode. Basti pensare a Maria Montessori, Gianni Rodari o Don Milani, i quali hanno fatto della libertà, della pace, della giustizia e dell’impegno sociale nei confronti degli ultimi e delle minoranze i cardini del loro pensiero.
Ora come ora questa immagine è offuscata nella mia mente e rappresenta un sogno che temo di non poter più realizzare in questa nazione.
Davanti a questo angosciante panorama non credo che, una volta finiti gli studi, potrò offrire al mio paese il contributo che avevo sperato perché, essere accettata dalle sue istituzioni ma anche dai suoi stessi cittadini,
Camilla Dolcini - Modena



