Il peso politico, che combacia da un lato con il rafforzamento dell'esecutivo con la vittoria del SI', e con l'indebolimento dello stesso con la vittoria dei NO, e dichiarato esplicitamente anche da Stefano Bonaccini a sostegno del NO, aleggia nell'aria e fa da cornice alla serata e al merito delle motivazioni tecniche alle ragioni del SI'. Che non mancano, certo, e che per Sallusti derivano anche da fatti personali: 'Sono l'unico ad essere stato condannato in via definitiva per reati d'opinione, che scontando la pena agli arresti domiciliari con Daniela Santanché vale doppio' (e qui scatta la risata del pubblico). Ma non solo. Sallusti ha scritto a 4 mani con Palamara il libro inchiesta che dipinge quel sistema 'inquinato' e che, appunto, la riforma vorrebbe superare. 'Perchè è ancora è presente'.
‘Non solo riforma epocale ma occasione per cambiare Italia’
Sallusti intende sottolineare fin dalle dalle prime battute che la posta in gioco non è una semplice modifica costituzionale, ma la possibilità di 'cambiare davvero l’Italia'. Ricorda quanto la separazione delle carriere fosse tra gli obiettivi dichiarati anche dalla sinistra e parla dl sistema della giustizia attuale come un 'sistema truccato' che 'domina da decenni l’autogoverno della magistratura.

Varie anime del centro-destra presenti in sala. La prima fila vede, di fianco al coordinatore regionale e senatore Michele Barcaiuolo, l'imprenditore e ora Segretario Nazionale della Dc dopo le dimissioni di Totò Cuffaro, Gianpiero Samorì, poi Piergiulio Giacobazzi, coordinatore provinciale Forza Italia e Roberto Ricco, tra gli ultimi ingressi in Forza Italia, referente per giustizia e già presidente della Camera Penale di Modena. Camera Penale 'schierata per il Si' e protagonista della serata con il suo presidente provinciale Gianpaolo Ronsisvalle, chiamato a dialogare con Sallusti, e Guido Sola, referente del comitato modenese Si Riforma, guidato a livello nazionale dalla già parlamentare e ora membro laico del CSM Isabella Bertolini. Firmataria del libretto vademecum sulla riforma distribuito in sala.
‘Con vittoria del Sì si disintegra il sistema Palamara'
Sul cosiddetto 'Sistema Palamara', Sallusti è come se giocasse in casa, avendo scritto il libro con il magistrato, dopo la bufera che lo colpì. 'Subito aveva rifiutato il consiglio di scrivere un libro poi dopo diverse settimane mi richiamò per dire sì. Ci chiudemmo in casa 40 giorni, esaminando enormi faldoni. Tutto doveva essere documentato e uscì il libro. Dopo l’uscita del volume, un procuratore mi ha convocato per un colloquio riservato. Durante l’incontro mi disse che erano presenti “diverse ipotesi di reato riguardanti magistrati”, ma che non si sarebbe proceduto'.
Un episodio che, nella ricostruzione del direttore, confermerebbe l’esistenza di un sistema impermeabile, capace di autoassolversi e di evitare ogni forma di responsabilità interna.
Per rafforzare la sua tesi, Sallusti cita casi concreti: dal magistrato che avrebbe lasciato un detenuto in carcere per 342 giorni per una mancata firma, sanzionato con una semplice riduzione della pensione 'per tenuità del fatto', fino alla vicenda del procuratore accusato di aver 'truccato' una parte del processo Eni dopo anni di indagini e un danno reputazionale enorme per l’azienda di Stato. Episodi che, nella sua narrazione, mostrerebbero un sistema disciplinare dominato dalle correnti e incapace di garantire giustizia.
‘La Riforma è come la messa in sicurezza di una casa che sta per crollare: prima si pensa a tetto e fondamento poi alle lampadine bruciate’
Per rispondere a chi, come fatto ieri dal sindaco di Modena, contesta che la riforma non andrà ad intaccare i problemi del funzionamento interno della giustizia Sallusti richiama la metafora di una casa che sta crollando con gravi problemi strutturali. 'Prima si mettono in sicurezza tetto e fondamenta, poi si potrà pensare alle lampadine bruciate. Prima si corregge l’impianto costituzionale, poi si affronteranno i problemi di organici, stipendi, edilizia giudiziaria'.
L’urgenza, per Sallusti, è spezzare un equilibrio che considera distorto e restituire credibilità all’autogoverno della magistratura. Il suo appello finale è netto: il referendum non è un voto tecnico, ma una scelta epocale. 'O si cambia ora, o non si cambia più'.
Gi.Ga.




