Da un lato Verini celebra il giornalismo di inchiesta che come elemento di base deve essere libero e indipendente anche da potentati e condizionamenti politici e dall'altro si rende protagonista di ciò che quel giornalismo lo nega nei fatti. Un giornalismo orientato politicamente che dipende ed è espressione della politica. Ed è così che la critica al Governo trapela nei suoi interventi anche nel momento in cui cita personaggi come Giovanardi e Gasparri che sono stati colpiti e si sono opposti ad alcune inchieste condotte anche da Report ma fin lì nulla di particolare, soprattutto in un contesto di feste dell'Unità e nel suo ruolo che oltre che di giornalista è di senatore PD, peraltro referente per il partito in commissione antimafia.
Ma tutto assume un carattere diverso, sopra le righe, quando toni e contenuti di critica al governo aumentano, dando un connotato politico, di parte e tutt'altro che indipendente, alla stessa serata e alla presenza di Ranucci. Verini, lì per parlare soprattutto di giornalismo e da giornalista, si erge quasi a capopopolo PD. Non solo attacca il Governo, e più in generale gli esecutivi di destra di tutto il mondo, ma si erge a promotore di una azione per costruire un'alternativa politica alla destra e rivolgendosi al popolo PD afferma: 'Noi dobbiamo costruire un'alternativa e oltre che essere oppositori dobbiamo fare sempre proposte alternative per convincere la maggioranza degli italiani. Io non posso non vedere come ci sia una destra nel mondo, da Trump a Orban, per arrivare alla destra della Meloni e di Salvini, che ha fastidio per il giornalismo di inchiesta, ha fastidio per il Parlamento, ha fastidio per i poteri di garanzia del Presidente della Repubblica, ha fastidio per l'indipendenza della magistratura ha fastidio per i controlli della Corte dei Conti.
Gi.Ga.



