Certo, i volontari vanno ringraziati, la velocità con cui sono stati posti massi sullo squarcio nell'argine del Panaro è encomiabile, ma il punto è che in un Paese normale a sei anni da una alluvione fotocopia, non è accettabile essere costretti a mobilitare tutta la rete di assistenza per una tragedia che era evitabile. Evitabile perchè prevedibile (qui l'articolo).
Non è accettabile e chi era chiamato a governare le scelte sugli interventi idrogeologici dovrebbe urlare le proprie scuse. La Regione Emilia Romagna, in primis, con il presidente Bonaccini in testa, dovrebbe scusarsi. Invece nulla. Da viale Aldo Moro ci si spertica in lodi ai volontari e si grida 'Grazie, questa è l'Emilia Romagna'.
Ecco, il problema è che chi a Nonantola, Modena, Castelfranco domenica ha perso i ricordi di una vita sotto una marea di fango marcio, chi ha visto distrutta la sede della propria attività, esattamente come era accaduto nel 2014 a Bastiglia e Bomporto, l'Emilia Romagna proprio non la vorrebbe così. Vorrebbe vivere in un posto dove dopo tre giorni di pioggia non è costretto a salire ai piani alti della propria casa (per chi ha un piano alto) e a recitare rosari.
Una delle tecniche più elementari insegnate agli illusionisti in erba, ai maghi che fanno apparire un coniglio macilento da un cappellaccio, è quella di distrarre il pubblico. Portare l'attenzione della gente su un particolare diverso rispetto al centro della scena. Il logoro trucco è replicato oggi da Regione, Provincia, Comune di Modena.
Adesso però basta.
Per essere chiari: i volontari, vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia, la municipale e la protezione civile meritano tutti gli onori del caso. Anzi di più. E, per essere ancora più chiari, meritano soldi in più, non parole a vanvera. Assodato questo, ora parliamo di chi doveva far sì che questa tragedia non si verificasse. Parliamo di questo. Senza distrazioni, senza trucchetti, senza cuoricini e senza slogan.
Giuseppe Leonelli



