Il voto sul Piano Urbanistico: il no dell'opposizione
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Il voto sul Piano Urbanistico: il no dell'opposizione

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Forzatura sui tempi che ha bloccato il confronto, consumo suolo e rioni e assenza di prospettiva i temi che hanno spinto tutta la minoranza ad uscire dall'aula


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Sono numerosi i consiglieri di opposizione intervenuti durante il dibattito che ha preceduto l’adozione del Pug, il Piano urbanistico generale; i gruppi di minoranza Movimento 5 stelle, Lega Modena, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Alternativa popolare non hanno partecipato, comunque, al voto per protesta per motivazioni sia di merito che di metodo. Sul merito in linea generale si tratterebbe di un piano che ingesserebbe più che sviluppare la città, che non garantisce limiti sufficienti nel consumo di suolo, che pone troppi limiti al privato e nella suddivisione della città in rioni. Sul metodo, le minoranze contestano in modo unanime la forzatura sui tempi per l'approvazione.

Non solo i pochi giorni per valutare le centinaia di osservazioni e controdeduzioni tecniche ma anche la decisione, in commissione, di mettere al voto ed approvare a maggioranza, la scelta di portare in Consiglio e approvare il documento entro il 31 dicembre nonostante la richiesta e il parere contrario non solo dell'opposizione di centro destra e del movimento 5 stelle, ma anche l'astensione di gruppi di maggioranza come Verdi e Sinistra per Modena. 



Aprendo il dibattito per Lega Modena, Giovanni Bertoldi ha segnalato innanzi tutto “lo scarso tempo a disposizione dei consiglieri per valutare il documento e il mancato coinvolgimento dei gruppi consiliari nella fase di discussione del piano”.

Entrando nel dettaglio, ha affermato che il principale limite del Pug “è di creare una città iperespansa che cresce ancora, in cui il pubblico avrà ampia libertà di azione nella realizzazione di nuove opere, e che accentuerà il degrado nelle periferie, mentre per la classe media sarà sempre più difficile avere un’abitazione e un tenore di vita decenti”. Inoltre, il consigliere ha segnalato che “le mappe del rischio idrogeologico sono superate, con i rischi che ne conseguono e manca la salvaguardia del territorio rurale, con poca attenzione quindi per la svolta ambientale”. Barbara Moretti, dopo aver precisato che il gruppo avrebbe voluto “maggiore tempo e partecipazione”, ha espresso perplessità “sull’azione del Comune di fronte agli interventi di rigenerazione avviati dai privati: il piano rischia di disincentivare gli investimenti, perché il rischio è quello di avviare una procedura per poi vederla rallentare o bocciare”, mentre non è chiaro il percorso “per la definizione del beneficio pubblico che dovrà scaturire dagli interventi”. Stefano Prampolini ha auspicato che il piano sia in grado di dare “risposte rapide agli interlocutori che si rivolgono agli uffici comunali perché vogliono fare investimenti edilizi: in questo momento, infatti, le richieste di aziende e cittadini sui temi dell’urbanistica vengono trattate con tempi lunghissimi”. Il consigliere, quindi, ha auspicato “un potenziamento delle risorse e del persone della struttura tecnica dell’Amministrazione”

Dopo aver ricordato che “era stata bocciata una nostra mozione che proponeva di abbassare la quota del 3 per cento di consumo di suolo”, Alberto Bosi (Alternativa Popolare) ha definito “irrealistiche le intenzioni del Pug, che denota una mancanza di visione da parte della giunta. Sarebbe stato meglio – ha aggiunto – realizzare un documento più a misura della realtà che proponesse strumenti concreti”. Il consigliere ha citato, per esempio, “la necessità di interventi di welfare come quelli sull’edilizia residenziale sociale e sul sostegno alle famiglie con figli. Queste azioni devono essere legate al supporto all’imprenditoria con infrastrutture, servizi e risposte rapide: sono le aziende, infatti, a creare la ricchezza che si può poi redistribuire sul territorio”.

Per il Movimento 5 stelle, secondo Giovanni Silingardi “è stata persa un’occasione per realizzare un documento sfidante, che andasse al di sotto del vincolo del 3 per cento e che fosse capace da una parte, quindi, di fermare il consumo di suolo, perché è una risorsa vitale non rinnovabile, e dall’altro di investire sulla qualità urbanistica puntando su valori di inclusività ed ecosostenibilità. L’obiettivo non è stato raggiunto”. Il consigliere ha precisato anche che, nella definizione dei 38 rioni in cui sarà suddivisa la città, “sarebbe stato opportuno individuare innanzi tutto gli standard minimi dei bisogni nelle varie aree: il rischio, altrimenti, è che i rioni in cui non saranno presenti servizi restino ai margini”. Per Enrica Manenti, dal Pug “è assente l’elemento di pianificazione, è un insieme di documenti che si combinano sul territorio in maniera non programmatica e in cui mancano i criteri fissi per lo sviluppo del territorio”. Dopo aver sottolineato che “il modello perseguito è quello, superato, di una città che punta poco sul verde, nonostante elementi come i ‘corridoi verdi’”, la consigliera ha espresso preoccupazione per il fatto che “il vincolo del 3 per cento prevede sforamenti anche elevati e, al contempo, penalizza chi vuole rigenerare”. Dopo aver espresso “perplessità sul Pug”, Andrea Giordani ha affermato che “nonostante le affermazioni della maggioranza, nel concreto dei provvedimenti l’attenzione per i ciclisti e per i pedoni è scarsa. Così come sarebbe necessaria anche maggiore attenzione verso i temi della sostenibilità, visto che continua il taglio di alberi sul territorio e che le acque del Naviglio, per esempio, sono torbide”.

Anche Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha esordito contestando le scelte di metodo legate al Pug: “Occorrevano maggiore partecipazione e un contradditorio pubblico. Ai consiglieri, poi, sarebbe servito più tempo per valutare un documento così complesso”. Nel merito, sul fronte dell’abitare, la consigliera ha segnalato che “l’edilizia sociale nel Pug è viziata e vengono tarpate le ali all’iniziativa privata”; mentre sui parchi “manca una visione per la fruibilità in sicurezza: per esempio – ha osservato – è rimasto sulla carta l’invito, sollecitato da una nostra mozione, di trasformare il Novi Sad in una palestra a cielo aperto”. Infine, resta “il rischio idraulico: le cartografie del Pug restituiscono una rappresentazione obsoleta del territorio”.

“Si tratta di un piano – ha dichiarato Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) – che chiude alla progettualità: troppi vincoli, variabili e ostacoli per chi presenta progetti”. Più in generale, secondo il consigliere è “preoccupante la mancanza di prospettiva. Questo documento non punta alla crescita di Modena ma restituisce l’immagine di una città che si chiude in sé stessa, nei suoi rioni, senza interagire con ciò che è all’esterno”. Ha quindi invocato “l’apertura di un dialogo col territorio, c’è ancora tempo per ascoltare i cittadini con l’obiettivo di ottenere una ‘visione d’insieme’”.

Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

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