Chiudere la stagione dei commissari di questi anni e farsi vedere di più tra i cittadini, invece che rimanere in sede. La Lega galvanizzata dalle elezioni del 4 marzo vuole radicarsi meglio nelle città e nei quartieri, a partire da quelle dove l'anno prossimo si vota per il sindaco, e l'area emiliana diventa strategica in questo disegno. Dopo aver conquistato Finale Emilia, Vignola e Pavullo, ora i leghisti si pongono l'obiettivo del colpo grosso a Modena sotto la gestione del neo commissario provinciale Stefano Bargi, consigliere regionale sassolese insediatosi al posto del neo eletto alla Camera Giovanni Battista Tombolato, che ha appena promosso Luca Bagnoli come riferimento della segreteria in citta' al posto di Filippo Panini, in sella nell'ultimo biennio ma troppo vicino al transfugo (in direzione Grande nord) Stefano Bellei. Senza piu' direttivo, Bagnoli operera' nel suo ruolo oltre le amministrative, fino alla fine dell'estate del prossimo anno, per poi accompagnare tutti al congresso. Si staglia definitivamente, dunque, la Lega salviniana nel feudo del fedelissimo Gianluca Vinci, segretario nazionale ossia 'regionale', in vista delle elezioni comunali ed emiliano-romagnole del prossimo anno. Lo stesso Bargi conferma tutta l'euforia del momento ribaltando le antiche certezze: 'Anche nei territori si va verso i tre poli, il centrodestra non deve aspettare il secondo turno per unirsi senno' rischiamo che ai ballottaggi vadano M5s e Pd'. E cosi' pure il concetto di coalizione, una volta chiarita chi la guida, puo' tenere. Se lo stesso capogruppo Fi in Comune, Andrea Galli, dalla sua nuova poltrona in Assemblea legislativa regionale dice di vedere bene un candidato unico, ragiona Bargi a distanza: 'A Modena citta' siamo un traino, direi che la candidatura spettera' a noi'.
Aggiunge sorridendo Bargi: 'Non e' assolutamente escluso che il candidato sara' della Lega, ecco. Un candidato civico? La parola mi e' sempre piaciuta poco... non e' come nei paesi dove un valore aggiunto il civismo puo' assicurarlo piu' facilmente'. Capoluogo a parte, la linea e' quella di farsi vedere e radicarsi ovunque in provincia, con facce e parole nuove dalla montagna alle terre d'argine.
Affinche' non si dipinga piu' il Carroccio del 2018 come un movimento dai tanti voti ma dalle poche tessere. Conviene Bargi: 'Abbiamo sempre avuto due livelli di tesseramento, le nostre porte sono 'dure' e non facile entrare. E in questi anni, in provincia, siamo parsi piu' un circolo privato dove raccontarsela che un movimento politico.
Ma il neo segretario assicura che non si parte da zero: 'Ci siamo gia' organizzati prima delle politiche, c'e' un gruppo di lavoro tra militanti vecchi e nuovi. Fi? Se riusciamo a trovare chi sta con noi ben venga, si vince uniti del resto'.




