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Manifesti no educazione gender, l'assessore Camporota oscura in anticipo campagna approvata

Manifesti no educazione gender, l'assessore Camporota oscura in anticipo campagna approvata

La giunta sposa la linea caldeggiata dall'arcigay e dal movimento LGBTQ+ contro la campagna e vara una delibera che anticipa l'applicazione di modifiche al regolamento non ancora apportate. Il tutto per impedire due giorni in più di affissione, e la fine naturale della campagna, il 12 luglio. Restituendo ai promotori i soldi per due giorni di affissione oscurata


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Il Comune coprirà i manifesti già affissi a Modena e autorizzati all'Associazione culturale San Michele Arcangelo senza aspettare la fine naturale della campagna di affissione, il 12 luglio. Ciò sulla base di ciò che l'amministrazione comunale definisce principio di 'prudenza e precauzione', visti i contenuti che li pongono in contrasto con le norme vigenti e con il 'Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale'.
E' il senso della delibera approvata questa mattina dalla giunta su proposta dell'assessora alle Politiche di genere Alessandra Camporota.
Un passo indietro: l'assessore, alcuni giorni fa, nella seduta del Consiglio Comunale nella quale si discuteva l'interrogazione del gruppo PD ed illustrata dal Consigliere Alberto Bignardi, critica verso le affissioni po-vita e contro l'aborto, aveva da un lato confermato la legittimità e la conformità rispetto alla normativa e ai regolamenti vigenti dei manifesti pro-vita già affissi e dall'altro confermato l'intenzione di rivedere il regolamento comunale ispirandosi al modello Rimini, ovvero al Comune romagnolo che con un atto di giunta aveva negato l'affissione di manifesti critici verso la cosiddetta educazione gender nelle scuole riguardanti la campagna 'Mio figlio no', già autorizzati e affissi anche a Modena.
In sostanza, come dire: stavolta è passata, la campagna è ancora in corso, ma la prossima, con le modifiche al regolamento comunale sulle affissione tale campagne non passeranno.
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Ma, evidentemente, non era ancora sufficiente, quantomeno sul piano politico. Perché l'Assessore Camporota ha anticipato tutto sul piano operativo e ancora prima di modificare il regolamento decide di anticiparlo con un atto proposto e approvato in giunta, che oscura i manifesti ancora prima del termine naturale della campagna, tra l'altro regolarmente autorizzata. L'applicazione di un regolamento ancora prima che venga modificato. La conferma arriva dalle stesse parole dell'Assessore: 'Interveniamo per stabilire un orientamento'. Che è come dire, ti faccio la multa anche se sei in regola per far capire che l'orientamento dell'autorità sarà quello di inserire modifiche per e quali non sarai più in regola. 'Come ho già detto in Consiglio Comunale intendiamo proporre una modifica al regolamento comunale su queste materia' - sottolinea l'assessore. Che non corrisponde solo ad una applicazione di quanto deve ancora essere formalizzato, ma nei fatti ad una negazione delle scelte del Comune che non solo non si era opposto all'affissione valutata evidentemente nel rispetto della regole vigenti.

'L'Associazione nella richiesta di affissione ha espressamente accettato una clausola del “Regolamento comunale per la disciplina del canone patrimoniale di occupazione del suolo pubblico e di esposizione pubblicitaria” che prevede che l'applicazione del canone sia effettuata in conformità ai principi e alle finalità del Codice di autodisciplina.
Posto che lo stesso assessore aveva classificato tale campagna come facente parte non della comunicazione commerciale ma della comunicazione sociale che, rispetto alla prima, gode di margini più ampi di autorizzazione, nel rispetto della libertà di espressione e d'opinione. Qui invece l'inserimento in una classificazione commerciale viene evidenziato come principale tra le ragioni che fondano la scelta del Comune:

In particolare la giunta comunale ritiene che i manifesti non rispettino alcuni articoli del Codice:
l'articolo 2 sulla comunicazione commerciale ingannevole, che mira ad evitare che ogni dichiarazione o rappresentazione induca in errore anche attraverso ambiguità e esagerazioni;
l'articolo 10, sulle convinzioni morali, civili, religiose e della dignità della persona, in cui si stabilisce che la comunicazione deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere;
l'articolo 11, che chiede un'attenzione particolare ai messaggi rivolti a bambini e adolescenti, prevedendo che i messaggi non debbano contenere nulla che li possa danneggiare psichicamente, moralmente o fisicamente e non debbano abusare della loro credulità o mancanza di esperienza o senso di lealtà;
l'articolo 46, sui messaggi di carattere sociale nel quale si stabilisce che
questi non debbano suscitare allarmismi, sentimenti di paura o grave turbamento e non presentino in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per cui l'appello viene rivolto.

'Nel caso specifico - ricorda il Comune - il manifesto riporta il volto di un adolescente e la citazione “Oggi a scuola un attivista LGBT ha spiegato come cambiare sesso” seguita dal motto “Scuole libere dal gender” e dal logo “Mio figlio no”. La delibera sottolinea la presenza sul manifesto di un codice QR che rimanda a un sito internet dedicato alla petizione di Pro vita e famiglia dal titolo “ Fuori il gender dalle scuole”. Si ritiene che questo possa generare incomprensioni, tensioni e sfiducia nei confronti delle istituzioni scolastiche sulla base di presupposti che non appaiono in linea con la realtà come l'affermazione “le scuole italiane sono diventate veri e propri laboratori ideologici LGBTQ+”.

'Ciò premesso il Comune sottolinea come la delibera della giunta richiami la posizione dell'Associazione italiana di Psicologia che è recentemente intervenuta per chiarire l'inconsistenza scientifica del concetto di ideologia gender.
Inoltre - scrive l'ufficio stampa del Comune sempre in riferimento alla delibera - richiama le motivazioni della sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna e del Consiglio di Stato che, riguardo a una decisione del Comune di Rimini, ha confermato la competenza della Giunta e le motivazioni nel diniegare una richiesta di affissione dell'associazione Pro Vita e Famiglia su altra tematica, in questo caso l'interruzione volontaria di gravidanza.

“Come avevo già detto in Consiglio Comunale condivido le critiche che sono state poste su queste ultime affissioni – spiega l'assessora Alessandra Camporota - Assieme al Sindaco abbiamo deciso di intervenire per stabilire un orientamento che intendiamo concretizzare proponendo una modifica al Regolamento comunale. In questo senso abbiamo guardato con molto interesse all'esperienza di Rimini e alle decisioni adottate da altre amministrazioni comunali. Nel delicato equilibrio che ogni intervento del genere comporta rispetto alla libertà di espressione pensiamo che non possano essere amplificati messaggi fuorvianti che non sono in linea con quanto accade veramente nella scuola italiana”
La delibera prevede quindi la copertura dei manifesti che erano stati affissi fino al 12 luglio. L'Associazione sarà rimborsata per i giorni di mancata affissione. Un altro aspetto non da poco sul piano del principio e delle procedure. In quanto si tratta di rinunciare a soldi pubblici già incassati, ma restituiti per effetti di una deliberata e non certo obbligata per legge, scelta politica.

Nel frattempo, a rimuovere diversi manifesti nella democratica e plurale Modena ci avevano già pensato i vandali in azione durante la notte alla stazione delle autocorriere (foto) e in altre aree della città.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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