Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quinta) sul ricorso del sindaco di Mirandola contro l'Unione dei Comuni modenesi Area Nord e la Regione Emilia Romagna 'pur riconoscendo meritevole di approfondimento la questione sui rapporti tra tempi e modalità di recesso dall'Unione e di recesso dalle singole convenzioni con le quali sono conferite le funzioni amministrative' ritiene ora prevalente 'l'esigenza di evitare che possano determinarsi variazioni nella composizione dell'ente associativo con possibili pregiudizi sulla continuità dell'espletamento dei servizi stessi, per cui appare prevalente l'interesse della ricorrente in primo grado'.
Insomma, anche il Consiglio di Stato conferma la sospensiva formulata dal Tar che aveva accolto la richiesta presentato dai comuni dell'Unione (Cavezzo, Concordia, San Prospero, Camposanto, San Possidonio, Finale Emilia, San Felice) contro l'uscita di Mirandola.
Ricordiamo che l'uscita formale avrebbe dovuto concretizzarsi il prossimo 31 dicembre. Data in cui a questo punto non avverrà nulla. Il Tar aveva infatti ribadito come 'una volta conferiti i servizi all’Unione, per cinque anni non si possono togliere e il recesso non può invalidare gli impegni presi'. Ora il Tar dovrà udire l'amministrazione comunale di Mirandola in una udienza fissata al prossimo 9 febbraio. Fino ad allora, tutto è congelato con conseguenze che - come è logico immaginare - sono enormi per la gestione stessa amministrativa del Comune di Mirandola a guida Lega che già da mesi ragionava in solitaria fuori dalla Unione e che ora si trova nelle sabbie mobili e nel limbo generato da queste due sentenze.
Giuseppe Leonelli



