Fondamentale, secondo la Fnp, il ruolo delle attività comunitarie: a Modena sono particolarmente attive le palestre della memoria, oltre agli orti sociali e ai centri di aggregazione. I centri diurni sarebbero un’opportunità ma, nonostante l’ampliamento dell’offerta, il numero di anziani che frequenta questo servizio non è più tornato ai livelli precedenti alla pandemia. Tra il 2019 e il 2021 gli ospiti si sono dimezzati e oggi il dato rimane ancora distante dalla situazione pre-Covid. I posti letto presenti nella provincia di Modena nel 2024, sommando quelli di tutti i distretti sono 3.379 con una prevalenza di gestione privata convenzionata con gli enti locali (74,6%).
Parallelamente, numeri preoccupanti mostrano un aumento delle famiglie unipersonali, in larga parte composte da donne anziane. La provincia registra 48.068 over 65 che vivono soli, 30.391 dei quali sono over 75 anni. Le criticità maggiori emergono nelle aree montane, dove distanza, scarsa accessibilità e minor offerta di servizi amplificano l’isolamento. A questo si aggiungono problemi abitativi diffusi: il 15% degli anziani segnala abitazioni inadeguate o lontane dai familiari, mentre il 35% vive in case con ostacoli alla mobilità, come scale o spazi non adattati. La solitudine si lega anche alla salute: il 16% degli over 65 riferisce sintomi depressivi, più frequenti tra donne e persone con difficoltà economiche. A proposito, il valore medio dei redditi per gli uomini è pari a 29.000 euro, ben 8.000 euro in più rispetto alle pensionate.
Nell’era del tutto digitale come si muovono gli anziani modenesi? La parola d’ordine è esclusione.
Si è fatta ficcante la discussione accesa dalla tavola rotonda, cui sono intervenuti anche Gina Risi (leader regionale Fnp) e Andrea Sirianni (segretario della Cisl modenese e reggiana).
“Oggi il vero discrimine non è più l’età anagrafica, ma la condizione di salute. C’è però un elemento che accomuna tutti: la solitudine. Con l’aumentare dell’età e dell’aspettativa di vita crescono anche i nuclei familiari composti da una sola persona, un fenomeno sempre più diffuso nei nostri territori – spiega Domenico Pacchioni, segretario generale Fnp Cisl Emilia Centrale –. Gli ultimi, tragici episodi di omicidi e suicidi che hanno coinvolto persone anziane ne sono la prova più dolorosa: dietro questi fatti si nasconde spesso una solitudine profonda e non intercettata. La sfida, allora, è capire come raggiungere queste persone, come riconoscere i segnali e quali strumenti mettere in campo.
Per contrastare l’isolamento, il sindacato pensionati sta lavorando per mappatura delle fragilità, sportelli unici per anziani e famiglie, corsi di alfabetizzazione digitale e finanziaria, una linea telefonica “amica” e attività socializzanti. Obiettivo: costruire un welfare di prossimità capace di intercettare chi rischia di rimanere invisibile.
Per Francesca Maletti, vicesindaco di Modena con delega al sociale, la sfida delle sfide è 'ripensare residenzialità, servizi domiciliari e perfino il modello di città. I dati demografici ci dicono che all'inizio dell'anno erano 25.272 le persone con più di 74anni e che il 39% di essi vive solo, sapendo che la gran parte sono donne. Se vogliamo permettere agli anziani di restare a casa in sicurezza, vicini ai propri affetti e al proprio ambiente, rallentando il più possibile il decadimento cognitivo e fisico, occorre creare una città con servizi non solo sociali e sanitari ma più in generale pensati per permettere a queste persone di vivere e stare nel proprio domicilio”.
Anna Maria Foresi, segretaria nazionale della Fnp, è certa: “C’è una situazione di alta complessità. Una badante su due in Italia è irregolare. Ci siamo mossi nel tema del caregiver a livello nazionale nel tavolo con la Ministra Locatelli e abbiamo ottenuto il riconoscimento del caregiver con una piccola quota economica (400 euro, ndr). E’ un primo passo di apertura importante sul quale continueremo a lavorare, sapendo che servono più fondi e vanno prese in considerazione le badanti”.

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