Il titolo dell'incontro era 'Politica, giustizia, informazione e altre sventure', ma quello andato in scena in piazza Sant'Agostino a Modena è stato soprattutto il siparietto del 'poliziotto buono-poliziotto cattivo' rispetto al caso Sigrifido Ranucci. Da un lato Marco Travaglio a difendere a spada tratta l'ormai ex conduttore di Report e il suo diritto di intrattenere rapporti con chiunque, dall'altro l'ideatore del Festival Dig Bella Ciao, Alberto Nerazzini, a porre tutte le questioni deontologiche e di opportunità avverse a Ranucci.
Per oltre 40 minuti dell'ora e mezzo di colloquio si è parlato di questo: il direttore del Fatto quotidiano che con pervicacia - come del resto fatto ripetutamente in tv e sul suo giornale - sottoscriveva le tesi dell'ex conduttore di Report, vittima dell'attentato, e il suo diritto di avere l'amicizia di Lavitola e Nerazzini che ne evidenziava i limiti. Ovviamente con deferenza rispetto al metodo di Travaglio, ma con composta fermezza nella condanna a 'Sigfrido'. Gli applausi del pubblico sono andati più a Travaglio che a Nerazzini, ma la sfida vinta ai punti aveva tutti i tratti del gioco delle parti.
Nella seconda parte dell'incontro il colloquio si è poi spostato sui temi internazionali con Travaglio che ha esposto la sua ormai nota tesi circa la necessità di non sostenere l'Ucraina nella guerra innescata dalla Russia e sulla condanna ai media che - a suo dire falserebbero la narrazione allo scopo di continuare con l'invio di armi.


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