'L’interrogazione urgente presentata in Assemblea regionale dai consiglieri di Fratelli d’Italia Arletti e Pulitanò si inserisce in una evidente operazione di costruzione politica e mediatica che tenta di tenere insieme vicende tra loro del tutto eterogenee, trasformandole in un unico racconto allusivo e privo di un reale fondamento unitario. Colpisce la forzatura con cui si mettono in relazione l’iniziativa educativa svolta nelle scuole di Modena, la manifestazione del 2 giugno e i tragici e dolorosi fatti del 16 maggio in città, come se episodi profondamente diversi per natura, contesto e responsabilità fossero parte di un unico disegno. Una sovrapposizione narrativa che non trova alcun riscontro oggettivo e che finisce per alimentare una lettura insinuante e politicamente strumentale'. Così, in una nota il consigliere regionale Avs, Paolo Trande.
'È evidente, come già chiarito più volte dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti – al quale va la mia piena solidarietà per gli attacchi ingiustificati ricevuti – che non vi è alcuna connessione tra l’amministrazione comunale e qualsiasi ipotesi di propaganda o indottrinamento. L’iniziativa contestata si colloca infatti all’interno di un percorso educativo sui temi della pace, del dialogo, della convivenza tra i popoli e della riflessione sui conflitti contemporanei, pienamente coerente con i valori della scuola pubblica, della Costituzione e delle istituzioni regionali, come ribadito anche dall’assessora Isabella Conti in Aula - continua Trande -.
Stupisce, ma fino a un certo punto, che la stessa destra che si richiama spesso al garantismo quando riguarda i propri esponenti, scelga invece di trasformare la condizione di una persona non condannata da alcun tribunale in una colpevolezza politica già acquisita, utilizzandola come elemento di accusa politica pubblica. Ma il punto vero non è questo. Non è la singola iniziativa, né le persone coinvolte. Il nodo politico è un altro: da un lato il tentativo costante di delegittimare ogni spazio educativo che affronti in modo critico i grandi temi del nostro tempo; dall’altro la volontà di colpire e mettere in discussione ogni narrazione che richiami le violazioni dei diritti umani e la tragedia in corso in Palestina, riducendo tutto a un presunto “schema ideologico”. Difendere la scuola pubblica significa difendere la libertà educativa, il pluralismo e la capacità di formare cittadini consapevoli, non trascinare le istituzioni educative dentro lo scontro politico quotidiano'.


