L'aumento medio del 7,93% dei costi del servizio rifiuti nel bacino Hera, la rivolta dei sindaci in Atersir con 12 voti contrari e 3 astenuti, il sì “di responsabilità” dell'assessore Molinari che ha salvato la delibera: la cronaca di questi giorni non è un incidente. È l'approdo di un giro dell'oca che riporta Modena esattamente alla casella di partenza — i cassonetti — dopo aver buttato alle ortiche un percorso faticoso ma virtuoso, e dopo averlo fatto pagare tre volte ai cittadini. Perché questo è il punto che nessuno dice ai cittadini: la retromarcia costa. L'assessore attribuisce al porta a porta del 2023 quattro milioni di extra costi trascinati nel Pef, ma nella stessa intervista ammette che sui costi di Modena “incide anche la scelta di fare marcia indietro sui sacchi, ripristinando i cassonetti per carta e plastica”. Tradotto: i modenesi hanno pagato l'introduzione del sacco, ora pagano il suo smantellamento, e pagheranno i nuovi cassonetti. Tre spese per tornare al punto di partenza.
C'è poi un aspetto politico che merita di essere chiamato con il suo nome. Il sistema a sacco lo aveva voluto la precedente Giunta di centrosinistra, che lo aveva difeso in aula, spiegato ai cittadini e portato a risultati concreti.
La Giunta attuale — sempre di centrosinistra — ha smentito quella che l'ha preceduta, cancellandone la scelta proprio quando cominciava a dare frutti, e lo ha fatto applicando il programma del centrodestra: il ritorno ai cassonetti, la bandiera agitata per anni contro il porta a porta. Un centrosinistra che rinnega il proprio lavoro per realizzare quello degli avversari consegna loro una vittoria mai ottenuta alle urne, e ai cittadini il peggio di entrambi i mondi: i costi della transizione già sostenuti, senza i suoi benefici. Perché il sacco un risultato lo aveva prodotto: l'indifferenziato pro capite era crollato dai 70 kg del 2023 a circa 44 kg nei primi mesi del 2025. Non è un dettaglio contabile: la presidente di Atersir, Caterina Bagni, indica tra le cause strutturali dei rincari proprio “l'aumento dei rifiuti indifferenziati prodotti” — l'unica voce di costo che un Comune può davvero comprimere, l'unica leva che questa Giunta ha gettato via. Bagni, non a caso, rivendica per il suo Comune tariffa puntuale e porta a porta da undici anni. E Legambiente certifica il paradosso: nell'edizione 2026 di Comuni Ricicloni la provincia di Modena è tra le più premiate d'Italia — Nonantola vincitrice assoluta sopra i 15mila abitanti — ma tra i 54 capoluoghi solo cinque sono “Rifiuti Free”, e Modena non c'è.Intanto la Mozione n. 2414/2025, approvata dal Consiglio il 14 luglio 2025, che impegnava la Giunta a chiedere formalmente a Regione e Atersir la dismissione dell'inceneritore entro e non oltre il 2034, resta lettera morta: non risulta trasmessa alcuna comunicazione. Bastava una lettera. E il percorso partecipato previsto dalla mozione non è mai partito. Il risultato: il gestore incassa, l'inceneritore va a pieno regime, i rifiuti abbandonati compaiono in ogni quartiere, le tariffe salgono insieme all'indennizzo per disagio ambientale pagato in bolletta. Ai cittadini virtuosi si risponde che un sistema premiante arriverà nel 2028: intanto pagate. Modena si merita questo? Io credo di no.
Vittorio Ballestrazzi - ex consigliere comunale di Modena


