'Il Comune di Modena avvia tre stabilizzazioni per precari che hanno servito l’ente per 36 mesi. È una buona notizia per i lavoratori interessati, che meritano questo riconoscimento. Ma è anche un nuovo pugno nello stomaco per i precari della Biblioteca Delfini, tagliati fuori con scelte che non stanno in piedi'.
Non ci girano intorno Sabrina Torricelli, segretaria Cisl Fp Emilia Centrale, e Mirko Manzini, Rsu e dirigente sindacale, impegnati per restituire un futuro al personale a tempo determinato della più grande biblioteca di Modena, al quale il Comune indica come unico approdo il passaggio al privato che si aggiudicherà l’appalto.
'Le tre stabilizzazioni riguardano Patrimonio, Tributi e Riscossioni e Risorse Finanziarie. Erano posti previsti nel piano assunzionale, lo stesso nel quale, secondo noi, c’è spazio anche per i precari della Delfini. Lo abbiamo detto in Prefettura e siamo pronti a dimostrarlo', proseguono Torricelli e Manzini, ricordando la raccolta firme che ha superato 2.187 adesioni.
'Non esistono lavoratori di serie A e di serie B. Prendiamo atto positivamente delle stabilizzazioni avviate, ma denunciamo una contraddizione evidente: per alcuni si trovano risorse e soluzioni, mentre per altri si invocano vincoli di spesa fantasiosi e si prospetta l’esternalizzazione di servizi, a partire da cultura e biblioteche – fanno notare i due sindacalisti –.
Ogni stabilizzazione è una conquista, non un privilegio da contrapporre a chi resta escluso. Non si può chiedere ad alcuni di festeggiare il futuro e ad altri di accettare la perdita di prospettive e riconoscimento'.Per la Cisl Fp 'il lavoro pubblico ha pari dignità in ogni settore. A Modena serve una politica del personale complessiva, coraggiosa ed equa, capace di valorizzare le competenze interne e non lasciare indietro nessuno'.
Infine, si dice che il diavolo sia nei dettagli. E non è sbagliato. Il 5 giugno il Comune pubblicava l’avviso per stabilizzare le tre figure. Nello stesso giorno il direttore generale incontrava il personale della Delfini. 'Da quella riunione è emerso un gruppo ferito e smarrito, che racconta di essersi sentito trattato con supponenza, con espressioni poco felici, mentre veniva illustrato un disegno che conferma l’esternalizzazione del reference alla Delfini, presentandola come marginale. Il nodo riguarda l’identità professionale di 14 bibliotecarie e bibliotecari, con 5 tempi determinati già formati, che chiedono stabilizzazione per garantire continuità. Forte è il senso di tradimento verso una narrazione che svaluta il front office e il lavoro con l’utenza. Per i tempi indeterminati già in forze alla Delfini resta il timore di diventare invisibili, di perdere una funzione fondante (reference) e la sede significativa e identitaria dentro la biblioteca', concludono Manzini e Torricelli.



