Era il 3 aprile scorso, quando il coordinatore provinciale di Forza Italia a Modena, Piergiulio Giacobazzi, annunciava l'ingresso nel partito di Bruno Rinaldi, 'scippato' dalla compagine di Giovanardi Popolo e libertà. A distanza di due mesi proprio da Bruno Rinaldi arriva un durissimo attacco frontale ai nuovi vertici del partito e a Pietro Vignali.
'Il sipario calato sul congresso regionale di Forza Italia non lascia spazio a interpretazioni benevole ma sancisce, con la spietata violenza dei fatti compiuti, la morte pressoché definitiva di un partito che a parole millantava un’apertura alla democrazia e nei fatti si è piegato alla restaurazione della vecchia politica più becera. L’acclamazione di Pietro Vignali, blindata da un accordo di palazzo siglato all’ultimo minuto per evitare il verdetto delle urne, non è un trionfo di unità ma la celebrazione solenne dell’arroganza di potentati e correnti che agiscono nell'ombra, ben oltre i confini del dibattito interno e alla faccia della base militante'.
'Quella che doveva essere un’assise di confronto e rinnovamento si è ridotta a una triste passerella, un teatro dell'assurdo all’Hotel Holiday Inn dove i giochi erano già ampiamente decisi prima ancora che i delegati potessero varcare la soglia, umiliando la corrente liberale che ha preferito barattare il dissenso con una vicepresidenza pur di salvare una parvenza di facciata - continua Rinaldi -.
Questa non è politica, è il trionfo dei poteri più o meno occulti, una vera e propria spartizione spartana tra l’ala vicina a Comunione e Liberazione e i vertici nazionali, un asse che ha letteralmente sabotato ogni residua speranza di partecipazione democratica scatenando il panico e la furia di chi, a livello locale, ha visto azzerata la propria dignità politica. La reazione furiosa di Manes Bernardini e la minaccia di una scissione verso liste civiche autonome sono il sintomo evidente di un corpo estraneo che rigetta l'innesto di un autoritarismo oligarchico, mentre sul retroscena piovono persino denunce inquietanti di fango e dossieraggio mirato nelle chat giovanili contro Daniele Aiello, a dimostrazione di come il veleno dei personalismi abbia ormai infettato ogni livello dell’organizzazione. Si consuma così la sconfitta politica della ministra Anna Maria Bernini e la contestuale vittoria di logiche verticistiche esterne guidate da Maurizio Lupi e Noi Moderati, a riprova del fatto che le decisioni cruciali non albergano più nelle sezioni o nei congressi, ma vengono calate dall'alto da oligarchie trasversali indifferenti alle regole del gioco - chiude Rinaldi -.



