Ad aprire l'incontro è stato lo stesso Barcaiuolo che - per la prima volta dopo il voto - ha ammesso la performance negativa del centrodestra, una presa d'atto alla quale è stato fatto seguito immediatamente l'auspicio ecumenico ad un lavoro proficuo per costruire un progetto nuovo nei prossimi 5 anni.
L'intervento di Barcaiuolo è stato però seguito da una serie di altri commenti che hanno fotografato il malumore presente nel partito e i rapporti decisamente 'raffreddati' tra il senatore stesso e il candidato sindaco, nonchè attuale presidente cittadino, Luca Negrini. Non si è mancato infatti di sottolineare il ritardo con il quale si è giunti alla individuazione della sua candidatura e la solitudine nella quale è stato lasciato in campagna elettorale.
Ma il tema più scivoloso è stato quello legato alle preferenze raccolte dai consiglieri eletti. Alcuni dei presenti hanno sottolineato l'anomalia rappresentata dal boom di preferenze ottenute da Ferdinando Pulitanò, il quale ha più che raddoppiato quelle incassate dall'onorevole Daniela Dondi. Davanti all'esplicita osservazione legata alla indiscussa maggiore rappresentatività della Dondi, Barcaiuolo non ha potuto far altro che ammettere il lavoro 'diverso' fatto a favore del segretario provinciale, anche alla luce di lettere cartacee e messaggi espliciti giunti a molti modenesi con relativa e univoca indicazione di preferenza di voto. A quel punto gli animi si sono ovviamente scaldati ed è stato evidenziato come il dirottare voti su un solo candidato possa compromettere l'unità del partito e la conseguente creazione di correnti interne. Il tutto nel silenzio del diretto interessato, Pulitanò, che non ha potuto far altro che prendere atto delle riflessioni.
Il tema delle imminenti elezioni regionali, pur sollevato da alcuni, non è stato trattato ed è stato sottolineato da Barcaiuolo come il puzzle delle candidature sia un aspetto che deve ancora essere affrontato.
Giuseppe Leonelli


