'Le Aziende pubbliche sanitarie modenesi sono affannate per abbattere le liste d'attesa delle prime visite ma secondo la nostra analisi il problema non si risolverà perché le strutture pubbliche con la scarsità di personale e posti letto non saranno in grado di soddisfare la domanda. La crescente difficoltà a reperire personale sanitario in particolare la categoria infermieristica sarà il vero ostacolo all’intera sostenibilità dei Servizi modenesi. Una carenza che se non gestita e ben amministrata è destinata ad aggravarsi portandoci al collasso dei servizi. Il problema purtroppo è che nessuno a livello istituzionale se ne fa carico e di certo non bastano le nuove Case di Comunità previste dal Pnrr a risolvere i problemi della sanità, se non si affrontano i nodi centrali della crisi profonda degli ospedali e delle risorse per il reclutamento del personale'.
'In queste condizioni sarà impossibile attuare ciò che è previsto dal Pnrr sulla medicina territoriale. Non basta la costruzione di nuovi edifici, come le Case di Comunità, che non rispondono affatto all’idea di prossimità delle cure e rischiano di restare cattedrali nel deserto senza alcun collegamento con l’ospedale - continua Il segretario organizzativo Daniela D'Eredita - Il primo intervento urgente e non più rinviabile è quello di assumere un numero consistente di Infermieri e medici per potenziare gli ospedali ed i servizi territoriali senza l'alibi della difficoltà di reperire tali professionisti.
Dall'azienda ci fanno sapere che non si riesce a reperire il personale ma questo non vorremmo che fosse solo un alibi ragionieristico per risparmiare. Inoltre, va frenato l’esodo di questi professionisti che ormai non provano più alcuna attrazione per i servizi pubblici'.
'Purtroppo lo scenario di scarsità di risorse in cui versano i servizi pubblici sembra respingere e costringere i nostri più giovani e promettenti infermieri a guardarsi attorno e cercare prospettive al di fuori dal Servizio Sanitario pubblico o, peggio ancora, fuori dall'Italia. La scelta rimane comunque quella di andare a lavorare con chi è capace di valorizzare adeguatamente, non solo dal punto di vista economico ma attraverso un riconoscimento sociale e una dignità professionale e purtroppo questi temi restano carenti nelle aziende sanitarie modenesi che nell'ultimo periodo hanno sviluppato solo un appiattimento gestionale delle risorse umane.
'È il momento di porre la “questione infermieristica” come un tema centrale per il futuro delle aziende sanitarie modenesi. Senza una organizzazione strutturale e senza strumenti motivazionali dell'inquadramento giuridico-contrattuale, senza una seria politica di gestione dei nostri professionisti ogni sforzo di oggi rischia di essere vano e fine a se stesso per il domani. Già oggi ne mancano almeno 280 nella sola Ausl di Modena, ma nei prossimi mesi ne mancheranno di più se non s'interviene da subito e in quasi tutte le articolazioni tali profili non possono essere semplicemente rimpiazzati con altre figure professionali.



