“Non possiamo che essere contrari all’approvazione di un bilancio debole e poco lungimirante per le sfide che Modena dovrà affrontare una volta rientrata l’emergenza sanitaria e della inevitabile regressione economica che ne seguirà'. Così il consigliere regionale Fdi Michele Barcaiuolo insieme al presidente provinciale Ferdinando Pulitanò commentano il Bilancio del Comune di Modena varato ieri.
'Questo bilancio, infatti, si presenta difensivo e punta molto a mantenere gli equilibri esistenti: la spesa che il Comune programma è tutta orientata alla conservazione dell’esistente, con l’unica eccezione dell’ex AMCM o Ex Fonderie, che – peraltro - ha trovato spazio in tutti i precedenti bilanci ma deve ancora cominciare. D’altra parte, leggendo le parole con cui il Sindaco ha illustrato il bilancio, emergeva, quasi fosse un fiore all’occhiello di questa Amministrazione, lo scarso indebitamento del Comune di Modena, che ammonta a circa 8 milioni euro. Crediamo che non fare debiti sia sicuramente virtuoso per un Comune, ma che sia anche indice della incapacità di programmare investimenti che possano andare a beneficio della collettività. Dopo oltre 70 anni di governo monocolore, il “Sistema Modena” è ormai divenuto autoreferenziale e non riesce più a combattere le sfide che il futuro riserva alla Città, che rimane incancrenita a troppe commistioni e non si schioda da visioni politiche che sono ormai divenute veri e propri dogmi.
Quanto affermato si rivela chiaramente con l'aumento delle imposte con l'unificazione IMU/TASI e la maggiorazione dell'IRPEF, scelte che colpiscono per lo più il ceto maggiormente produttivo del tessuto economico modenese, i mondi più strategici della Città: export e turismo. Come sempre, la ricetta di questa Amministrazione è gravare sul ceto medio e non intaccare alcuni servizi che potrebbero invece essere esternalizzati ovvero “ripensati”: le spese maggiori, infatti, vanno per i servizi di welfare con 20.331.648,12 euro di uscite a fronte di soli 11.173.942,75 euro di entrate. Anche i carrozzoni Comunali che il Comune mantiene, sono sintomo di un sistema ingessato: vi sono infatti troppi enti con enormi finanziamenti (San Filippo Neri – Porta Aperta) per servizi sui quali non esiste rendicontazione e che non generano alcun profitto, mentre continua a crescere il numero di imprese che detengono un credito nei confronti del Comune (20 milioni di euro) - continuano Barcaiuolo e Pulitanò -. Ma non solo, la mancanza di un’alternanza amministrativa che possa portare una nuova visione della Città emerge con forza anche dall’andamento delle partecipate del Comune: Modena Fiera perde 54.667 euro mentre ASP Caritas 330.747 euro.



