'Forza Italia ha sempre sostenuto un approccio rigoroso ma umano, fondato sulla legalità e sull’inclusione responsabile. Ma per fare vera inclusione servono basi concrete: prima di tutto una verifica puntuale sulla reale condizione familiare di questi ragazzi. È sempre più evidente che molti di loro una famiglia ce l’hanno e che vengano classificati come non accompagnati in modo improprio. Così come è improprio il rischio di continuare avere falsi minori, ovvero adulti non dichiarati. Serve quindi un cambio di passo vero. Da un lato occorre lavorare seriamente sulla ricostruzione dei legami familiari e sul rimpatrio assistito nei casi in cui sia possibile, all’altro è necessario evitare che il sistema dell’accoglienza si trasformi in un canale di ingresso indiscriminato, col rischio di alimentare disfunzioni e abusi. Se davvero vogliamo aiutare chi ha bisogno, partiamo dal rispetto delle regole'.
Parole alle quali fanno eco quelle di Antonio Platis, vicecoordinatore regionale del partito. 'È necessaria un’operazione verità. Da inizio 2024 il numero di MSNA arrivati a Modena è stabile, anzi in calo, perché il numero di sbarchi è crollato e la Regione ha spinto perché ci fosse uno smistamento diverso. Dopo che per anni Bologna e Modena hanno fatto la parte del leone nell’accoglienza, serviva una ricollocazione più diffusa anche negli altri capoluoghi e così è stato. Quindi l’affermazione dell’assessore Camporota in merito alla maggior violenza degli ultimi minori ospiti – mi spiace – è del tutto priva di fondamento, a meno che da Modena non si voglia smentire l’assessore regionale Conti.
'L’ipocrisia del sindaco Mezzetti e del suo assessore alla sicurezza sul tema integrazione e baby gang hanno raggiunto livelli mai visti prima - aggiunge Platis -. Bisogna avere il coraggio di affrontare i problemi partendo dai modelli di integrazione messi in campo per i MSNA. Da un lato quello usato per l’emergenza ucraina dove si è privilegiato l’affido in famiglia e ha permesso a gran parte di questi ragazzi di lavorare e affermarsi socialmente in Italia, dall’altro quello dei maxi-centri utilizzati per ospitare i minori delle altre nazionalità. Nessuno dei 556 ragazzini ucraini ha procedimenti penali, mentre tra gli altri un’ottantina, pari al 10%, ha grossi problemi con la giustizia. Negli anni, anche nella città di Modena, si è scelto di continuare gli affidi in deroga alle cooperative che non accettavano i nuovi prezziari e la norma regionale di accreditamento di questi centri nulla dice sulla formazione e sull’inserimento lavorativo e ben poco in merito ai controlli. Le verifiche – ricordo ancora una volta – sono in capo ai Comuni, all’Ausl e alla Regione.


