Sulla carta sarebbe un unico ospedale, di 'area', diviso però in due sedi. Una a Carpi ed una a Mirandola. Sulle quali sarebbero distribuiti i diversi reparti specialistici, sulla base anche delle strutture e spazi a disposizione. Sarebbe questa l'ipotesi sulla quale il PD ed il centro sinistra starebbero lavorando a livello regionale per uscire dal nodo tecnico e politico nel quale è sfociato, e si è arenato, il dibattito sulle garanzie da dare all'ospedale di Mirandola ed il suo potenziamento, ritenuto tanto più necessario dopo la prova che l'ospedale stesso ha fornito nella gestione dell'emergenza Covid.
Ma un conto è parlare di potenziamento di alcuni servizi e reparti, ed un conto è parlare di uguale livello rispetto a quello di Carpi. Sulla base del Pal (Piano Attuativo Locale) della sanità provinciale approvato nel 2011, ancora in vigore, e della normativa regionale specifica del 2015 (piani e norme sottoscritte ed applicati dalle amministrazioni provinciali di centro-sinistra), l'ospedale di Mirandola è stato, come quello di Pavullo, declassato e oggi si trova a livello di 'prossimità', rispetto a quello di 'area' in cui è classificato (anche sulla base della popolazione dell'area stessa di riferimento), quello di Carpi.
Una differenza di livello, quella tra i due ospedali, come dettoancora sancita dai piani attuali, e difficilmente superabile, se non a livello di indirizzo e di enunciato politico.
Di fatto le amministrazioni di centro sinistra regionale e provinciale, e per buona parte comunali della provincia di Modena che quei piani, negli anni, li hanno sottoscritti, avrebbero, nella recente riunione della Conferenza Territoriale Sociale Sanitaria, deliberato un indirizzo di fatto contrario o comunque incompatibile, sia sul piano politico che tecnico, con le scelte da loro stessi assunte o avvallate negli ultimi dieci anni.
E' chiaro che l'ipotesi, ora teorica e scritta in linea di indirizzo nella delibera della Conferenza Territoriale Sanitaria, di prevedere un unico ospedale di area diviso in due sedi (Carpi e Mirandola), salverebbe per così dire 'capre' e 'cavoli', rendendo possibile ciò (un innalzamento del livello dell'oospedale di Mirandola), che oggi non è previsto, nemmeno sulla carta dei piani in vigore. Ma non solo. Questa ipotesi, per i più maligni, darebbe la possibilità (attraverso quella redistribuzione delle specialità e quella riorganizzazione di cui ha parlato lo stesso direttore generale dell'Ausl rispondendo, al posto dei politici, ad una interrogazione del gruppo Uniamoci in Consiglio Provinciale), anche di potere avvallare l'ipotesi di portare, a parità di livello di ospedale, il punto nascite solo a Carpi (ricordiamo che per Mirandola la deroga di tre anni concessa dalla Regione all'apertura dei centri al di sotto dei 500 parti sta per scadere), oltre a potere mantenere il servizio di terapia intensiva solo Carpi, limitando Mirandola il servizio post-acuzie.
Una ipotesi (quella di un unico ospedale di area in due sedi), che comunque andrebbe uniformata ad un Pal ancora in vigore e ad una riorganizzazione regionale che oggi non la prevedono e che tutt'ora dividono nettamente il livello dei due ospedali.
Gi.Ga.



