'Bello smacco per gli amministratori locali a cui sono affidati i destini della sanità pubblica che ad ogni occasione, almeno a parole, si ergono a fieri e irriducibili difensori di una sanità universalistica e pubblica, ma poi, applicandole le stesse logiche di potere (il “sistema” Modena) con le quali malgovernano la città, fondate su favoritismi, rendite di posizione e di appartenenza (ovviamente al Pd), clientelari con enti, associazioni e cooperative, accentratrici... l’hanno devastata nel numero e qualità delle prestazioni. Nessuna meraviglia che, oggi, si vedano sbeffeggiati dalla nomination tra le prime 100 strutture sanitarie italiane dell’Ospedale di Sassuolo, che pur facendo parte della rete ospedaliera modenese, presenta la sostanziale differenza di essere gestito ed agire in regime di pubblico-privato, cioè fuori dalla giurisdizione, dall’influenza, dall’invadenza e dalle mani della politica'.
'Oddio, ci sarebbe da chiedersi per chiarezza e trasparenza se sia legittimo un regime di gestione misto pubblico-privato, quando dal 2022 il 100% delle azioni è detenuto dall’ente pubblico Ausl, ma in ogni caso alla luce di risultati qualitativi, irraggiungibili alla nostra troppo politicizzata sanità, “una mangiatoia della classe politica più regionale che nazionale“ (F. Rampini), non c’è che da rallegrarsi con il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale di Sassuolo, che mi sembra di aver capito essere composto da tre persone, un presidente, manager privato di alto profilo, e due consiglieri, tra i quali una “vecchia” colonna della sanità pubblica modenese, nonché un direttore generale cresciuto nel privato - continua la Modena -. Bello smacco per il Pd che trovandosi sempre più sommerso di guai, iniziati con le divisioni interne che l’hanno costretto ad una candidatura a sindaco di persona non iscritta al partito (per la verità nella metamorfosi Pci, Ds,Pds,Pd si era fermato alla seconda casella) , travolti dallo scandalo aMo, che ogni giorno presenta sfaccettature sempre più imbarazzanti e ha fatto saltare il neo eletto segretario provinciale, sostituito per le solite divisioni interne attualmente con una supplenza a tempo determinato, oggi, viene messo all’angolo e umiliato nell’ambito sanitario dal tanto vituperato privato'.
'Magari l’ennesima batosta potrebbe essere d’insegnamento al Pd per rimettersi sulla retta via e riaffidarsi alla politica, quella vera, nella gestione della cosa pubblica, abbandonando una buona volta per sempre le storture della logica di potere che l’ha fino ad ora contraddistinto in negativo. La speranza è l’ultima a morire, ma una tale conversione richiede umiltà, la riscoperta del senso di appartenenza e di servizio alla cosa pubblica, che sta nell’ingegno, una pulitezza morale che richiama al dovere, un pathos del disinteresse e della dedizione alla causa, che purtroppo non alberga in una classe di dirigenti del PD modenese, molto più attenta e interessata alla spartizione del bottino. Sono convinta che in autunno ce ne faranno vedere delle belle' - chiude Maria Grazia Modena.



