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Paldino: 'Scandalo Fondazione di Modena, doveroso interrogarsi sulla governance'

Paldino: 'Scandalo Fondazione di Modena, doveroso interrogarsi sulla governance'

Il consigliere regionale civico rompe il silenzio che alberga nelle fila della maggioranza modenese sullo scandalo che ha investito l'ente guidato da Tiezzi


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Nell'assordante silenzio che regna nelle fila della maggioranza sullo scandalo che ha investito la Fondazione di Modena e sull'ammanco milionario, si registra oggi un importante intervento. A parlare è il consigliere regionale civico Vincenzo Paldino il quale non nasconde il problema della credibilità degli attuali vertici di palazzo Montecuccoli e sottolinea il valore non strettamente privato dell'ente. Ma Paldino coglie l'occasione per affrontare anche altri due temi caldi per la Regione: quello dei Cpr e quello del futuro dell'azienda del trasporto pubblico.


Paldino, partiamo dallo scandalo Fondazione di Modena. La maggioranza e le istituzioni hanno fatto quadrato sui vertici, nonostante l'ammanco da oltre un milione di euro. Lei condivide questa posizioni assolutoria?

'È importante chiarire innanzitutto un aspetto giuridico fondamentale: la Fondazione di Modena è un ente di diritto privato. Questo la distingue da altri casi, come quello di AMO, dove erano coinvolte risorse pubbliche. Tuttavia, questa precisazione non rende meno grave quanto accaduto. È molto grave che un dipendente abbia potuto sottrarre somme così rilevanti e per un arco temporale così lungo senza che alcun sistema interno di controllo abbia rilevato tempestivamente anomalie. Di fronte a fatti di questo tipo, la responsabilità individuale, che sarà accertata nelle sedi competenti, è solo una parte della questione.

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L’altra riguarda la solidità dei meccanismi di vigilanza e la capacità dell’organizzazione di prevenire e intercettare situazioni anomale'.

Quindi il presidente, il direttore generale e i vertici della Fondazione non possono chiamarsi fuori?

'Quando emergono episodi simili, è doveroso interrogarsi sulla governance e, soprattutto, spiegare con chiarezza ai cittadini quali strumenti correttivi si intendono adottare. Non per alimentare polemiche, ma per rafforzare la credibilità dell’ente e ricostruire pienamente un rapporto di fiducia con la comunità. Pur essendo un ente di diritto privato, la Fondazione di Modena svolge un ruolo centrale per lo sviluppo culturale e sociale del territorio e vede la presenza, nei propri organi, di rappresentanti espressi dagli enti pubblici locali. Questo rende il tema di interesse generale e impone un’assunzione di responsabilità orientata alla massima trasparenza'.

Eppure il presidente Tiezzi ha minimizzato l'accaduto affermando che, considerato l'importo, è come se gli venissero sottratti 20 euro dal conto personale.

'In un momento storico in cui molte famiglie vivono condizioni di difficoltà e le fragilità sociali sono sempre più evidenti, non possiamo permetterci di considerare episodi come questo come fatti ordinari. La fiducia non è un elemento secondario: è il fondamento stesso su cui si regge il rapporto tra enti e comunità.

Per questo, anche gli enti pubblici che esprimono propri rappresentanti all’interno della Fondazione hanno il dovere di dire la propria con chiarezza e fermezza, contribuendo a rafforzare i sistemi di controllo e a garantire ai cittadini che tutto ciò che è accaduto non possa mai più ripetersi. Perché la fiducia si difende con la trasparenza, ma soprattutto con la responsabilità'.

Intanto la giunta della Regione e il presidente De Pascale devono fare i conti con la polemica sui Cpr.

'Il tema dei Centri Permanenza per Rimpatri va affrontato con serietà, senza slogan e senza semplificazioni. In questi giorni il dibattito pubblico si è riacceso, richiamando episodi e criticità che, se confermati, rappresentano fatti molto gravi. In uno Stato di diritto, nessuna persona può essere sottoposta a trattamenti che ne calpestino la dignità. Questo deve essere un principio assoluto e non negoziabile. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare un altro aspetto fondamentale. Non è accettabile che persone destinatarie di provvedimenti di espulsione o considerate socialmente pericolose restino in una condizione di limbo, senza controllo e senza che lo Stato riesca a dare attuazione alle proprie decisioni. Questo non tutela la sicurezza dei cittadini e indebolisce la credibilità delle istituzioni.

Sostenere un “no” ideologico e aprioristico ai CPR è una posizione demagogica, che non affronta il problema e non aiuta a trovare soluzioni concrete. Esiste poi una contraddizione evidente che riguarda migliaia di persone che, al contrario, vorrebbero integrarsi, lavorare e vivere onestamente nel nostro Paese. Oggi il sistema delle regolarizzazioni si basa su meccanismi come il “click day”, che si sono rivelati inadeguati e inefficaci, impedendo a molte persone già presenti sul territorio di emergere dalla condizione di irregolarità e, allo stesso tempo, impedendo a tante imprese che hanno bisogno di personale di poter assumere lavoratori disponibili. Questo è il vero paradosso che dobbiamo affrontare con coraggio: garantire il rispetto delle regole e la sicurezza, ma anche costruire percorsi seri di integrazione per chi vuole contribuire alla nostra comunità. Perché uno Stato credibile non è quello che sceglie tra sicurezza e dignità, ma quello che è capace di garantire entrambe, senza ambiguità e senza ipocrisie'.

Altro fronte aperto è quello legato alla futura Azienda unica regionale per il trasporto pubblico.

'Il dibattito sull’azienda unica regionale deve uscire immediatamente da una logica di contrapposizione tra territori. Trasformare una scelta strategica per il futuro dei servizi in una competizione tra città è un errore grave, che rischia solo di indebolire tutti e di alimentare tensioni inutili. Modena ha una storia, competenze e una solidità amministrativa che nessuno può mettere in discussione. È evidente che debba avere un ruolo importante e autorevole in qualsiasi nuovo assetto regionale. Ma proprio per questo, ridurre il confronto a una difesa del proprio campanile contro quello degli altri significa abbassare il livello del dibattito e allontanarsi dall’unico vero obiettivo: garantire servizi più efficienti ai cittadini. Non possiamo permetterci una politica che costruisce alleanze territoriali contro altri territori, come se fossimo in una competizione permanente. Questa non è serietà istituzionale. Questa è una dinamica che crea divisioni, genera sfiducia e indebolisce l’intero sistema regionale'.

Il sindaco Mezzetti ha ingaggiato un braccio di fretto con viale Aldo Moro su questo tema.

'Le scelte che riguardano l’assetto dei servizi pubblici devono essere guidate da criteri di efficienza, competenza e visione, non da equilibri politici o da pressioni territoriali. Chi ha responsabilità istituzionali deve avere il coraggio di dirlo con chiarezza: l’interesse generale viene prima degli interessi locali. Modena non deve rivendicare un ruolo per paura di perderlo, ma deve esercitarlo con la forza delle proprie competenze e della propria credibilità. E questo vale per tutti i territori. Perché le istituzioni non devono difendere i confini, devono difendere i cittadini. E chi trasforma una scelta strategica in una battaglia tra territori non sta rafforzando la propria comunità: sta indebolendo l’intera Regione'.

Giuseppe Leonelli

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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