Una conferenza stampa per ribadire che l'apertura dei punti nascita degli ospedali, che la politica sanitaria provinciale degli ultimi dieci anni ha declassato significa mantenere alto il livello dei servizi degli ospedali stessi, presidio fondamentale per i due terzi della provincia comprendenti l'area montana e l'area della bassa pianura.
La conferma, come prova inversa, viene da Pavullo dove la chiusura del punto nascita nel 2017, ha avuto come conseguenza la chiusura di sale operatorie, la dismissione di servizi specialisti in campo ostetrico e ginecologico anche sul fronte dei servizi di emergenza urgenza, anestesia compresa, fondamentali per ospedali riferimento in aree territoriali lontane dagli hub della di Modena e Sassuolo. Perdita di servizi che si trasforma in un percorso in salita anche sotto il profilo dei costi per una apertura. Almeno per Pavullo. 'Ora, stando al documento con cui l'Ausl mette nero su bianco il fabbisogno per potere riaprire in sicurezza il punto nascita di Pavullo servirebbero 5 milioni di euro, di fatto per ripristinare quei servizi che a seguito della chiusura sono stati smantellati' - sottolinea Maria Cristina Bettini. Inoltre la relazione tecnica dell'Ausl, inviata alla Regione il 22 luglio scorso, parte integrante di una richiesta formale di apertura, conterrebbe, come nel caso di Mirandola, tanti elementi di criticità che renderebbero difficile una risposta positiva da parte del Ministero. Insomma a remare contro alla riapertura di Pavullo e alla deroga all'apertura di Mirandola ci sarebbero proprio l'Ausl e la commissione tecnica sanitaria regionale che chiamata ad esprimersi sulle condizioni necessarie per proseguire con l'apertura di Mirandola, ne ha elencato forti criticità spingendosi a chiederne la chiusura al 31 dicembre 2022.
A Mirandola, dove il punto nascite era destinato alla chiusura nel 2017 insieme a Pavullo, sceso al di sotto dei 500 parti, e tenuto aperto in virtù dell'emergenza sisma, il rischio di chiusura quindi torna reale.
In sostanza se ci fosse la volontà politica, il punto nascita non solo potrebbe rimanere aperto ma anche ritrovare quella centralità per tutta l'area nord, 'da tenere ben distinta e non confondere con l'area delle terre d'argine alla quale appartiene l'ospedale di Carpi' - sottolinea Chiarotti che allarga la prospettiva all'intero ospedale. 'Di fronte alla scelta politica di rinunciare ad un unico ospedale baricentrico per Carpi e Mirandola spostato verso Cavezzo, con la scelta di realizzare il nuovo grande ospedale Ramazzini di Carpi, spostato verso Correggio, non possiamo che chiedere che l'ospedale di Mirandola rimanga o diventi ciò che venne prospettato nel 1994, ovvero un grande ospedale di riferimento per l'area nord, capace di
Per Mirandola la decisione del governo di prorogare lo stato di emergenza sisma, che doveva terminare il 31 dicembre, potrebbe accendere qualche speranza in più. 'Alla luce di questa novità presenteremo un altro documento in provincia per chiedere l'impegno di tutte le forze politiche per ottenere la deroga all'apertura. E sostenere la necessità, sottolineata anche dal Presidente Bonaccini, di riaprire l'ospedale di Pavullo' - rilancia Antonio Platis. 'Forza Italia, all'opposizione a Modena, ma al governo nazionale, metterà a disposizione ogni risorsa per raggiungere questo risultato'
Gi.Ga.



