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Ponti, in 180 alla prova del futuro

Ponti, in 180 alla prova del futuro

A giorni la Provincia dovrà inviare al governo l'elenco dei 'bisogni' per garantire sicurezza ai 180 ponti presenti sul territorio


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Da tempo, troppo tempo (al punto da diventare una prassi consolidata che ha fatto dell'eccezione la regola), per la manutenzione delle opere pubbliche, ponti compresi, si è ragionato in termini emergenziali. Ovvero si è agito quando le circostanze  ne obbligavano interventi di riparazione e ripristino, come in caso di danneggiamenti dovuti negli ultimi anni anche a grosse ondate di piena ad alluvioni o al terremoto.

L'ente Provincia non fa accezione, anzi. In questi ultimi anni, dopo l'abortita riforma Delrio che ha condannato le Province in un limbo istituzionale che le ha rese prive di risorse, obbligate a bilanci in esercizio provvisorio ed impossibilitate a programmare investimenti, anche la Provincia di Modena è riuscita ad agire sui ponti solo in termini emergenziali. Il ponte si è rotto? Si aggiusta, se ci sono i soldi. Altrimenti si chiude. Così è. La programmazione? Cosa impossibile, senza risorse e in un limbo politico istituzionale che ha svuotato l'ente di funzioni che rimangono nei fatti, in termini soprattutto di struttura e di personale da gestire (elemento non compensabile dal dal trasferimento di una parte dei contratti dalla provincia alla Regione), ma che vengono cancellate sulla carta.

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Ed è in questo contesto che anche la Provincia di Modena è al lavoro, dal 17 agosto scorso, per rispondere alla richiesta della presidenza del consiglio dei ministri, di inviare al governo l'elenco delle eventuali criticità, e comunque dei principali bisogni, relativi al mantenimento ed al potenziamento dei 180 ponti che si estendono su un reticolo viario di competenza provinciale lungo più di 1000 chilometri.

E non serve essere del MoVimento 5 Stelle o sentirsi politicamente affini al governo, per essere d'accordo con ciò che il ministro Toninelli ha ribadito nella seduta delle commissioni riunite alla camera dove si è discusso della  tragedia di Genova, del crollo del ponte Morandi. Perché il ministro ha detto una cosa semplice, al limite del buon senso, ma nonostante ciò ormai rara in un paese come l'Italia dove l'eccezione negativa è diventata regola. Dove da trenta anni e più non si programmano piani di manutenzione o si programma per poi non realizzare nulla ho arrivando in ritardo anche nella manutenzione programmata.

Ed è così che di fronte ad un anno zero della programmazione e della trasparenza sulle opere pubbliche, e la loro manutenzione, non ci si deve stupire se un ministro afferma, come oggi Toninelli ha affermato alla Commissioni riunite della Camera, che il tempo è scaduto.
Che non vuole sentire più parlare di interventi in emergenza ma di programmazione della manutenzione sia del patrimonio esistente, sia di eventuali opere future. Da Modena all'Italia intera. Per fare una fotografia del presente e valutare se e come questa fotografia, fatta nella sola provincia di Modena e nella sola parte riguardante la ente Provincia, da 180 ponti e da oltre mille chilometri di strade, reggerà (e come), alla sfida dei prossimi 20 o 30 anni. Per fare ciò che negli ultimi 20-30 anni non si è fatto.

La sfida non è certo muoversi sulla base, dell'emergenza, bensì della prospettiva, individuando quegli interventi non tanto per mettere in sicurezza i ponti (sicurezza almeno a Modena gig), ma per assicurarne lunga vita. Interventi sui quali gli uffici  della Provincia di Modena in via Jacopo Barozzi, stanno lavorando da dieci giorni. Al fine di consegnare al governo un elenco il più esaustivo possibile, dei bisogni e delle criticità raccolte.

Gi.Ga.

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