Un Prodi che riacquista il sorriso solo quando gli versano un po' di prosecco che alza al cielo nel bicchiere di plastica sorseggiandolo poi compiaciuto in compagnia del sindaco Muzzarelli, partecipando al taglio del nastro di un luogo per lui palesemente alieno: il bar arcobaleno del parco XXII aprile, di proprietà comunale e gestito dal Ceis, inaugurato anche nella sua nuova veste di Punto sociale e sicurezza del Comune. Segno di una partecipazione e di un coinvolgimento, dal basso che il centro sinistra ha perso, proprio dal basso, che non può avere il proprio riferimento nell'attuale Europa della finanza e dello spread, incapace di essere Europa politica e dei Popoli. Una idea sfumata, un sogno naufragato, che Prodi sembra rimpiangere nella desolazione e nella rassegnazione di ogni sua parola, e che disegna l'immagine di un uomo e di una fase politica lontana, anche con il ragionamento, dall'Italia. L'insistenza con cui conferma. a richiesta, di non volere parlare del Paese che ha governato, ne è l'emblema, almeno oggi. Allora di che cosa è venuto a parlare Prodi a Modena? 'Delle difficoltà e della crisi delle democrazia a livello globale. E' un problema grosso che riguarda tutto il mondo; un mondo che sta andando vero un autoritarismo che non si sognava nemmeno anni fa. Da est ad ovest tutti affidano il proprio destino nelle mani di una persona qualsiasi. E' un problema serio, che dobbiamo affrontare'.
Gi.Ga.



